La Corte d’Appello di Catanzaro, Seconda sezione penale, ha assolto sette imputati coinvolti nell’operazione “Prisoners Tax”, annullando in modo sostanziale l’impianto accusatorio delineato in primo grado. Il dispositivo firmato dal presidente Roberta Carotenuto insieme ai consiglieri Maria Rosaria di Girolamo e Assunta Maiore, riforma la sentenza del Tribunale del 21 settembre 2022, riconoscendo in più passaggi che il fatto non sussiste e dichiarando in altri casi l’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione. Gli imputati – Romano Ponzo, Giuseppe Santise, Francesca Cosentino, Anna Maria Gregoraci, Francesco Mongiardo, Salvatore Procopio e Francesco Tassone – avevano scelto di essere giudicati con il rito ordinario.
Assoluzioni, prescrizioni e revoche delle sanzioni accessorie
La Corte ha stabilito che Romano Ponzo, Giuseppe Santise, Anna Maria Gregoraci e Francesco Mongiardo non abbiano commesso i fatti contestati nei capi principali, cancellando le imputazioni più rilevanti e disponendo la revoca dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale. Per Francesca Cosentino e Francesco Tassone, i giudici hanno dichiarato il non doversi procedere per la maturata prescrizione dei reati residui.
La pena rideterminata e sospesa
Una posizione particolare riguarda Salvatore Procopio, assolto dal capo principale per “non aver commesso il fatto”, mentre le altre contestazioni sono state dichiarate estinte per prescrizione. La Corte ha inoltre rideterminato la pena residua — relativa a un capo minore già escluso dall’impianto principale — fissandola in otto mesi di reclusione e 1.000 euro di multa, ma disponendo che l’esecuzione rimanga sospesa. Anche per Procopio vengono revocate le sanzioni accessorie applicate in primo grado. Il quadro complessivo restituisce dunque un procedimento profondamente ridimensionato, in cui le accuse associative e gran parte delle contestazioni di spaccio cadono sia per difetto di prova sia per intervenuta prescrizione.
Il contesto dell’inchiesta “Prisoners Tax”
L’operazione, avviata nel luglio 2019, aveva condotto all’esecuzione di 25 misure cautelari e coinvolto 37 indagati, ipotizzando un sistema di spaccio di marijuana, hashish e cocaina attribuito alla presunta cosca “Procopio-Mongiardo” attiva nel Soveratese.
La sentenza d’appello smonta la ricostruzione originaria della procura, escludendo la tenuta dell’associazione contestata e privando di fondamento le principali ipotesi di partecipazione organizzata al traffico di droga.









