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5 Marzo 2026
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La formula segreta della Giunta: tagli il personale e raddoppi gli stipendi dei fedelissimi. La norma che nessuno racconta

Una legge poco nota permette di spostare sulle indennità dei collaboratori le somme dei posti non nominati. Il risultato? Stipendi che possono quasi raddoppiare, senza alcun risparmio per il bilancio

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In Calabria esiste una disposizione che sta ridisegnando, in silenzio, il sistema di retribuzione delle strutture speciali della Giunta. Con la legge regionale 24/2023, il legislatore ha introdotto un meccanismo che consente di trasferire le risorse economiche dei posti non coperti direttamente nelle buste paga dei collaboratori più vicini alla politica. Il cuore della norma è semplice: se una figura prevista in organico non viene nominata, il suo costo non rientra nel bilancio regionale, ma viene usato per aumentare l’indennità del Segretario particolare o del Responsabile amministrativo, fino al limite massimo di un dirigente di settore.

Come funziona il meccanismo

La legge prevede per Presidente, Vicepresidente e Assessori un organico potenziale che comprende un Responsabile amministrativo, un Segretario particolare, un Autista e diversi componenti interni. Ogni figura ha un valore economico definito, che varia tra i 37 e i 40 mila euro annui, mentre l’indennità dei componenti interni si aggira sui 22 mila euro. È su questa base che interviene l’articolo 2: le somme dei ruoli non assegnati possono essere sommate agli stipendi delle figure apicali, realizzando aumenti considerevoli senza modificare formalmente la spesa complessiva della Regione.

L’effetto concreto: indennità che raddoppiano

Il funzionamento del sistema diventa evidente con un esempio. Se un assessore sceglie di non nominare il proprio Responsabile amministrativo, la somma prevista per quella figura – 40.772,64 euro annui – viene automaticamente aggiunta all’indennità del Segretario particolare. Questo porta la retribuzione da 40.772,64 euro a 81.545,28 euro annui, equivalenti a un incremento mensile che passa da poco più di 3.300 euro a quasi 6.800 euro. E si tratta dell’effetto prodotto da una sola mancata nomina: più posti si lasciano scoperti, più cresce lo stipendio di chi resta, con un tetto massimo fissato a circa 94 mila euro annui.

La disparità con il Consiglio regionale

A rendere il quadro ancora più evidente è la differenza rispetto al Consiglio regionale, dove una norma di questo tipo non esiste. In quell’ambito, le eventuali somme risparmiate per mancati incarichi non possono essere redistribuite agli staff, ma restano nel bilancio. È una divergenza che crea due sistemi paralleli: nella Giunta le economie diventano maggiorazioni salariali, nel Consiglio restano economie.

Un tema di trasparenza e di equità

Pur non comportando nuovi costi ufficiali, la norma introduce un modello che concentra risorse pubbliche su pochissimi collaboratori, portando indennità a livelli tipici della dirigenza, senza che vi sia un corrispondente avanzamento di ruolo o responsabilità. Il meccanismo finisce per incentivare la mancata nomina del personale, premiando strutture snelle e compensi molto alti. Si tratta di un cambiamento silenzioso ma significativo, che ridefinisce gli equilibri interni della macchina politica regionale e apre inevitabilmente un dibattito sulla trasparenza, sulla coerenza normativa e sull’uso delle risorse pubbliche.

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