Le prime ore di oggi sono state segnate da una serie di esplosioni e incendi che hanno colpito diverse aree strategiche nell’area metropolitana di Caracas. Testimoni locali e fonti giornalistiche confermano che la violenza ha avuto inizio intorno alle 2 di notte, ora locale, con un’onda di esplosioni che ha scuotuto la capitale venezuelana. Le detonazioni, accompagnate dal rumore di sirene e dal passaggio di aerei, hanno interessato principalmente il quartiere 23 de Enero, una zona a forte presenza chavista nell’ovest della città.
Esplosioni e danni: un quadro devastante
L’intensità delle esplosioni ha raggiunto anche altre aree sensibili della capitale e delle sue immediate vicinanze. L’Accademia Militare di Mamo, situata a La Guaira, a circa 40 chilometri da Caracas, è stata una delle zone maggiormente colpite. In contemporanea, anche la base aerea La Carlota e l’aeroporto di Higuerote hanno subito attacchi di minore intensità. Le immagini condivise sui social media mostrano grandi incendi con colonne di fumo, ma la localizzazione precisa dei luoghi colpiti rimane ancora incerta. L’intera area meridionale di Caracas ha registrato gravi interruzioni di corrente che hanno complicato ulteriormente la situazione.
Il governo denuncia un “attacco imperialista”
In risposta agli attacchi, il governo venezuelano ha parlato di una “aggressione militare gravissima” perpetrata dagli Stati Uniti. Il presidente Nicolás Maduro, che ha dichiarato lo stato di emergenza, ha chiesto la mobilitazione della popolazione. In una nota ufficiale, Maduro ha accusato Washington di cercare di “impossessarsi delle risorse strategiche” del paese, in particolare il petrolio e i minerali, tentando di minare l’indipendenza del Venezuela.
“Non ci riusciranno”, ha dichiarato il presidente venezuelano, ribadendo che il popolo e il governo del Venezuela restano saldi nella difesa della sovranità nazionale. Nella sua comunicazione ufficiale, il governo ha sottolineato che il tentativo di forzare un “cambio di regime” in Venezuela, in alleanza con quella che definisce l’“oligarchia fascista”, non avrebbe avuto successo, come già avvenuto in passato.
Gli Stati Uniti e la minaccia di intervento
Le esplosioni sono avvenute mentre gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, avevano già avviato operazioni navali nei Caraibi, aumentando la pressione sul governo di Caracas. Trump ha recentemente affermato che i giorni di Maduro al potere sarebbero “contati”, alimentando ulteriormente le tensioni tra i due paesi.
Nel frattempo, testimoni locali hanno riferito di aver sentito forti boati e il rumore di aerei in volo nelle ore successive all’inizio degli attacchi. Un espatriato italiano ha raccontato ad ANSA di aver sentito il primo boato così forte da “buttarlo giù dal letto”, aggiungendo che il palazzo presidenziale di Miraflores, il Fuerte Tijuna e il Ministero della Difesa sono stati bombardati.
La reazione internazionale e le preoccupazioni globali
A livello internazionale, la notizia degli attacchi ha suscitato una reazione immediata. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha lanciato un allarme su X (Twitter), chiedendo all’ONU e all’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) di intervenire e di convocare una riunione urgente.
Anche la Farnesina ha dichiarato di essere in stretto contatto con la sua rappresentanza diplomatica a Caracas. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confermato che la presidenza del Consiglio, con la premier Giorgia Meloni, è costantemente informata sull’evolversi della situazione, con una unità di crisi attiva per monitorare la sicurezza della comunità italiana in Venezuela.








