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13 Marzo 2026
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Enzo Bruno sull’emergenza sanitaria: “La Calabria ha bisogno di responsabilità e visione”

Il capogruppo di Tridico Presidente interviene in Aula sul voto della legge regionale per la continuità dei servizi sanitari, evidenziando limiti della misura

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“Non è populismo denunciare ciò che i dati ufficiali certificano. Non lo diciamo noi che la sanità calabrese non funziona: lo affermano i sindacati, gli organismi di controllo e il Piano nazionale esiti di Agenas. Continuare a raccontare una sanità che non esiste significa negare i bisogni reali dei cittadini”.

Ad affermarlo è il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulla proposta di legge finalizzata a garantire la continuità dei servizi sanitari regionali.

Mobilitazione dei cittadini e criticità a Polistena

“Se oggi il Consiglio regionale si occupa di sanità – ha evidenziato Bruno – è grazie alla mobilitazione dei comitati e dei cittadini di Polistena, che hanno riportato all’attenzione pubblica una condizione ormai insostenibile”.

Il consigliere ha poi richiamato l’attenzione su Catanzaro e sulla vicenda della clinica Sant’Anna Hospital: «Nel capoluogo esisteva una struttura di eccellenza come Villa Sant’Anna, punto di riferimento nazionale nel campo della cardiochirurgia. Oggi quella realtà non c’è più. Ci sono imprenditori disponibili a investire per restituire alla città una struttura adeguata, consapevoli della tradizione e delle competenze locali».

“Chiediamo alle istituzioni regionali – ha aggiunto – di dare attenzione a questa vicenda, ascoltare chi vuole investire e rispettare una città che ha rappresentato un presidio fondamentale nella cura e nella prevenzione. Il gruppo Tridico Presidente resta disponibile a qualsiasi confronto costruttivo, nella consapevolezza che la sanità calabrese ha bisogno di scelte serie, coraggiose e strutturali, non di soluzioni tampone”.

Emergenza e continuità dei servizi

Bruno ha ricordato come “per anni, alle richieste di discutere in Consiglio regionale di sanità, si sia risposto che non era possibile. Oggi, invece, ci troviamo a parlarne perché un’emergenza è esplosa con forza, rendendo impossibile continuare a voltarsi dall’altra parte”.

Sul piano delle competenze istituzionali, ha richiamato la sentenza n. 20 del 14 febbraio 2023 della Corte costituzionale, sottolineando che in una regione commissariata “le funzioni attribuite al commissario ad acta devono restare intangibili da qualsiasi interferenza degli organi regionali, anche attraverso atti legislativi”.

Secondo Bruno, “sarebbe stato forse più utile approvare una mozione di indirizzo rivolta al commissario, affinché adottasse un DCA, come già avvenuto in passato. Anche questa strada, tuttavia, resterebbe in contrasto con la normativa nazionale vigente”.

Criticità della legge e proposta di integrazione

Pur riconoscendo la necessità del provvedimento, il capogruppo ha evidenziato i limiti della legge: “L’impostazione appare limitativa perché restringe il reclutamento ai soli medici in pensione. Potrebbe essere estesa anche ai liberi professionisti e ad altri medici già operanti sul territorio, come quelli di medicina generale, della continuità assistenziale e gli specialisti ambulatoriali, magari con un limite massimo di ore settimanali”.

Ulteriori criticità riguardano i requisiti: “L’essere in pensione sembra costituire l’unico titolo previsto, senza alcun riferimento alla specializzazione nella disciplina da ricoprire, indispensabile per qualunque attività ospedaliera. Inoltre, non è fissato alcun limite di età, mentre l’idoneità psico-fisica resta una variabile incerta. Mancano infine criteri chiari sulla tariffazione delle prestazioni”.

Posizione equilibrata e voto favorevole

Nonostante le criticità, Bruno ha confermato il voto favorevole del gruppo: “La sanità non si risolve con norme emergenziali né con annunci. Serve una visione complessiva e un’assunzione di responsabilità collettiva. La legge può consentire la prosecuzione di alcune attività sanitarie indispensabili, ma non risolve i problemi strutturali del sistema”.

Ha concluso sottolineando la necessità di “scelte serie, coraggiose e durature, senza scaricare responsabilità sul passato o su comodi bersagli politici”.

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