I numeri hanno una caratteristica che la politica fatica a gestire: non concedono repliche. Quando poi arrivano da un report ufficiale del Ministero della Salute, diventano un atto formale, difficilmente aggirabile. Il Rapporto sui casi di cancro, pubblicato nel 2025 dal Ministero, certifica un fenomeno noto da tempo ma oggi quantificato con precisione: una quota crescente di cittadini calabresi non si cura nella propria Regione, soprattutto quando è necessario un intervento chirurgico oncologico.
La “fuga sanitaria” certificata dal Ministero
Nel documento ministeriale il fenomeno non viene definito come semplice mobilità o libera scelta del paziente. Il termine utilizzato è “fuga sanitaria” (Rapporto Ministero della Salute sui percorsi oncologici, 2025). Tutte le Regioni del Mezzogiorno presentano valori superiori alla media nazionale, ma Calabria, Basilicata e Molise registrano gli indici più elevati. Nel caso calabrese, il dato assume una dimensione particolarmente critica: si arriva a sfiorare il 50% degli interventi chirurgici oncologici effettuati fuori Regione.
Non solo vicinanza geografica
Un ulteriore elemento emerge dall’analisi dei flussi: la qualità della migrazione sanitaria. In Calabria non si tratta prevalentemente di spostamenti verso Regioni confinanti, come avviene in altre aree del Paese. Il Rapporto segnala una marcata propensione verso Regioni non limitrofe. Circa il 40% degli interventi oncologici viene eseguito lontano dai confini regionali, un dato costante lungo tutto il periodo di osservazione considerato dal Ministero.
L’attrazione del Nord e il peso dei grandi poli sanitari
Il Nord Italia resta la principale destinazione. Lombardia e Lazio emergono come i poli di maggiore attrazione. Nel biennio 2022-2023, per gli interventi legati al tumore maligno della mammella, il 14,6% dei pazienti calabresi si è rivolto a strutture lombarde, mentre l’11,6% ha scelto il Lazio. Complessivamente, queste due Regioni hanno assorbito oltre un terzo degli interventi eseguiti fuori dalla Calabria, rappresentando più di un quarto dell’intera mobilità sanitaria extraregionale dei pazienti calabresi, secondo i dati ministeriali.
Persone, costi e sistema regionale
Dietro le percentuali ci sono persone, famiglie, spostamenti lunghi e spesso onerosi, con ricadute economiche e psicologiche significative. La migrazione sanitaria comporta anche una perdita diretta di risorse finanziarie per la Regione di origine, insieme a un progressivo indebolimento della fiducia nel sistema sanitario locale.
Una crisi strutturale documentata
Il quadro delineato dal Rapporto 2025 non rimanda a un problema di comunicazione o di percezione. I dati del Ministero della Salute descrivono una crisi strutturale del sistema sanitario calabrese, misurabile e persistente. La fotografia restituita è quella di un territorio in cui una parte rilevante dei malati oncologici continua a cercare fuori Regione prestazioni che, in un sistema pienamente funzionante, dovrebbero essere garantite localmente.









