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28 Gennaio 2026
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Doppio stop della Cassazione alla condanna di Morabito, presunto boss della criminalità reggina

Dopo il primo annullamento del 2024, la Suprema Corte conferma il beneficio e rimanda gli effetti sanzionatori

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La Suprema Corte di Cassazione, seconda sezione, ha disposto il secondo annullamento della condanna nei confronti di Antonio Morabito, ritenuto imprenditore e presunto boss della criminalità reggina. La decisione conferma la linea difensiva degli avvocati Dario Vannetiello ed Ettore Aversano, che hanno contestato le motivazioni della Corte di appello di Reggio Calabria.

La decisione della Cassazione

Nonostante la richiesta del Procuratore di dichiarare inammissibili i ricorsi, la Suprema Corte ha annullato nuovamente la sentenza di condanna, limitatamente alle attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio. Grazie a questo provvedimento, Morabito resta in libertà.

Gli avvocati Vannetiello e Aversano hanno commentato: “È un risultato importante, che conferma la fondatezza delle nostre argomentazioni e permette di rivedere una pena che era sproporzionata rispetto ai fatti accertati”.

Il precedente giudiziario

Non è la prima volta che la Cassazione interviene sul caso. Già il 29 ottobre 2024, la Suprema Corte aveva annullato la sentenza di condanna emessa il 12 ottobre 2023 dalla Corte di appello di Reggio Calabria, disponendo un nuovo giudizio davanti a un collegio calabrese diversamente composto.

All’epoca, Morabito era accusato di essere un uomo di vertice della criminalità organizzata reggina, in sinergia con le principali articolazioni territoriali, tra cui le cosche Libri, De Stefano–Tegano–Molinetti, Condello e Barreca. La Direzione Distrettuale Antimafia lo indicava come anello di congiunzione tra alcune articolazioni territoriali e i vertici della cosca De Stefano.

Il giudizio di rinvio

Il primo giudizio di rinvio aveva portato a un drastico ridimensionamento delle accuse. Morabito fu assolto dal più grave reato di partecipazione all’associazione mafiosa e condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per i soli delitti di tentata estorsione, incendio e danneggiamento.

Gli avvocati difensori sottolinearono anche la revoca della confisca dei beni, tra cui l’azienda F.lli Morabito, operante nel settore dolciario, che secondo l’accusa si sarebbe imposta grazie alla presunta caratura criminale del titolare.

Il nuovo annullamento

Con il recente intervento della Cassazione, la difesa ha ottenuto un ulteriore ribasso della pena, confermando l’efficacia delle argomentazioni legali e ridimensionando ulteriormente le conseguenze sanzionatorie per Morabito.

Gli avvocati Vannetiello e Aversano hanno commentato: “Si tratta di un risultato significativo, che tutela i diritti del nostro assistito e corregge una valutazione iniziale eccessivamente gravosa da parte della magistratura di merito”.

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