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28 Gennaio 2026
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Violenza sulle donne, polemica legge sullo stupro. Madeo: “Togliere il consenso sposta l’onere sulla vittima”

La deputata denuncia il rischio di strumentalizzazione della nuova legge che sposta il focus sul dissenso della vittima, aumentando l’onere probatorio e mettendo a rischio l’efficacia della normativa

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Dove non c’è chiarezza è facile la strumentalizzazione. Ebbene, in una legge così importante come quella contro la violenza, la parola consenso è stata sostituita da espressioni quali ‘atti compiuti contro la persona’”. Lo denuncia la deputata Rosellina Madeo (Pd) commentando la riscrittura del testo della legge sullo stupro in Senato, dopo l’approvazione a larga maggioranza alla Camera lo scorso novembre.

Il rischio di ricaduta sulle vittime

Secondo Madeo, la modifica sposta il focus sulla donna, che “deve dimostrare di aver chiaramente manifestato la volontà contraria, palesando dissenso. Non si tratta di una mera distinzione semantica, ma di un concetto culturale più profondo, che richiama un modello patriarcale in cui all’uomo è tutto permesso e alla donna è richiesto di negare”.

“La rimozione del termine consenso e la focalizzazione sul dissenso,” spiega la deputata, “aumentano l’onere probatorio sulle vittime e rischiano di incrementare quei meccanismi insani che inducono la donna a sentirsi colpevole, quasi carnefice, per non aver fatto abbastanza”.

Dati allarmanti dalla Calabria

Madeo sottolinea come i dati confermino la necessità di una normativa chiara ed efficace: secondo l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, la Calabria è la terza regione a livello nazionale per indice di delittuosità rispetto agli abitanti e si colloca al 5° posto per i reati di stalking, con un’incidenza del 40,17%, superiore alla media nazionale del 33,64%.

“Il vero dramma – aggiunge – è il sommerso, perché molte donne hanno paura di denunciare, a causa del timore e del senso di vergogna”.

Appello al Governo

La deputata conclude: “In una legge così delicata, il testo non può lasciare spazio a interpretazioni ambigue. L’autodeterminazione femminile deve restare al centro. Chiedo al Governo di rivedere il testo confrontandosi con l’Opposizione, perché togliere la parola consenso è un passo indietro inaccettabile, soprattutto considerando che l’autrice della nuova versione della legge e la Presidente del Consiglio siano entrambe donne”.

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