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29 Gennaio 2026
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Violenza di genere, protocollo Asp–Procure: nasce una rete unica per la tutela delle vittime in Calabria

Siglato a Catanzaro un Protocollo d’Intesa tra Asp, Aou Dulbecco e Procure del territorio per superare la frammentazione degli interventi e garantire presa in carico immediata

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Un percorso di tutela reale, tempestivo e umano per le vittime di violenza di genere e nelle relazioni intime. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa siglato questa mattina presso la Direzione generale dell’Asp di Catanzaro, che vede fare fronte comune l’Azienda sanitaria provinciale con la Procura della Repubblica di Catanzaro, la Procura della Repubblica di Lamezia Terme e la Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro.

All’accordo partecipa anche l’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco”, in un’ottica di integrazione piena tra sanità e giustizia, finalizzata a rafforzare la tutela delle vittime e la prevenzione dei fenomeni violenti.

Superare la frammentazione degli interventi

Il Protocollo nasce dalla necessità di superare la frammentazione degli interventi e costruire un sistema integrato interistituzionale, capace di garantire una presa in carico immediata delle vittime dirette e indirette della violenza di genere.

Il modello prevede il coinvolgimento di psicologi, psichiatri, educatori e assistenti sociali, non solo per il sostegno alle vittime, ma anche per il recupero degli autori di violenza, con l’obiettivo di prevenire le recidive e agire sul piano culturale attraverso la sensibilizzazione della cittadinanza.

“Fenomeno strutturale, serve una risposta condivisa”

“La violenza di genere è un fenomeno strutturale che non può essere affrontato in modo isolato”, spiegano i rappresentanti delle istituzioni firmatarie. “Con questo accordo si crea una sinergia strutturale che si sostanzia in un Tavolo tecnico congiunto, chiamato a monitorare l’andamento del fenomeno e a predisporre linee di intervento e protocolli operativi”.

L’obiettivo è garantire tutele sanitarie e giudiziarie integrate, con una linea diretta tra operatori sanitari e magistratura, in grado di assicurare tempi rapidi nelle indagini e una presa in carico sociosanitaria immediata delle vittime.

Dalla Convenzione di Istanbul alle azioni sul territorio

Il Protocollo rappresenta un passo concreto per tradurre la Convenzione di Istanbul in azioni quotidiane sul territorio provinciale, superando le criticità che spesso rendono difficile la fuoriuscita dalla violenza.

Molte vittime, infatti, non denunciano per paura, vergogna o timore di ritorsioni, e spesso sono costrette a ripetere il proprio trauma in più sedi. L’accordo introduce spazi di ascolto protetti e una comunicazione fluida tra sanità e autorità giudiziaria, evitando ulteriori sofferenze e garantendo anche specifiche misure di tutela per i minori.

Non solo repressione: prevenzione e rieducazione

L’intesa non si limita alla repressione, ma punta anche alla rieducazione degli autori di reato, attraverso l’invio ai Centri per Uomini Autori di Violenza (CUAV), con l’obiettivo di interrompere la spirale delle recidive.

Sono previste corsie preferenziali di comunicazione tra Consultori familiari, Pronto soccorso – con il potenziamento del percorso “Rosa Bianca” a Lamezia Terme – e gli uffici delle Procure.

Formazione condivisa e Tavolo tecnico permanente

Il Protocollo introduce anche una formazione multidisciplinare condivisa tra operatori sanitari e magistrati, per adottare linguaggi e metodologie comuni nella valutazione del rischio di letalità.

Prevista l’istituzione di sale audizioni dedicate alle vittime vulnerabili, dotate di sistemi di audio-videoregistrazione e specchi unidirezionali per le audizioni protette.

Il Tavolo tecnico permanente avrà il compito di monitorare l’efficacia degli interventi, analizzare i dati sul territorio provinciale e aggiornare costantemente le procedure operative, includendo anche nuove forme di violenza come la cyberviolenza e le discriminazioni multiple.

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