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3 Febbraio 2026
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Neonata rapita a Cosenza, il risultato della perizia su Rosa Vespa: “Non era in delirio, azione consapevole”

I periti Di Nunzio, Bolzoni e Costantini: "La gravidanza non era un delirio strutturato ma conversione somatica a vuoto depressivo"

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Capace di intendere e volere al momento del rapimento della neonata dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza. È quanto stabilito dalla perizia psichiatrica disposta dalla gup Letizia Benigno su Rosa Vespa, la 51enne che il 21 gennaio 2025 sottrasse una bambina poi ritrovata sana e salva.

I periti Michele Di Nunzio, Gabriella Bolzoni e Roberta Costantini hanno escluso la struttura psicotica: “La gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo”. Condotta definita “lucida” e “aderente alla realtà“.

“Non presentava struttura psicotica”

Nella perizia depositata nei giorni scorsi, come confermato dall’avvocato Chiara Penna che assiste la famiglia della piccola, si legge che la donna, imputata nel processo per il rapimento della bambina e che ha mentito sulla sua presunta gravidanza, “non presenti una struttura psicotica“.

Di conseguenza, “la gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo“. Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto – da quanto emerge dalla relazione – in maniera “consapevole“.

Condotta “lucida e aderente alla realtà”

Vespa, che al momento si trova agli arresti domiciliari, “non presentava uno stato mentale tale da escludere o scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere“, si legge chiaramente in un altro passaggio della perizia.

Nonostante la donna fosse spinta da un forte stato “emotivo e passionale“, alimentato dal desiderio di maternità e dalle pressioni del marito, la sua condotta è stata definita “lucida” e “aderente alla realtà“. Per i periti nel giorno in cui veniva commesso il fatto di reato “non presentava condizioni psichiche tali da determinare un’infermità di mente“.

Condizioni depressive da monitorare

Tuttavia, hanno aggiunto i periti, il suo stato non va sottovalutato. La donna verserebbe infatti in condizioni depressive che richiedono una “forte presa in carico” da parte del Centro di Salute Mentale (CSM) territoriale.

Un quadro che, pur non escludendo la capacità di intendere e volere al momento del reato, evidenzia una fragilità psicologica che necessita di intervento terapeutico. La perizia quindi non esclude responsabilità penale ma segnala la necessità di un percorso di cura.

Il rapimento che sconvolse l’Italia

L’episodio del rapimento della neonata a Cosenza poco più di un anno fa sconvolse la città e l’Italia intera. Dopo ore di apprensione la piccola Sofia fu trovata dalle forze dell’ordine e restituita alla mamma e al papà. Fu rinvenuta a casa di Rosa Vespa e del marito Acqua Omogo Chiediebere Moses, vestita da maschietto.

La donna aveva infatti raccontato di aver partorito un maschietto di nome Ansel, che però non è mai stato concepito e mai nato. Una gravidanza inesistente ma vissuta come reale, che secondo i periti rappresentava una “soluzione” a un vuoto interiore.

Marito scarcerato, si professa innocente

Inizialmente fu arrestato anche il marito, poi scarcerato dal Gip. Il 43enne nigeriano si è sempre professato innocente dicendo che la moglie “ha fatto tutto da sola”. La posizione di Moses è stata quindi archiviata dalle indagini, mentre per Rosa Vespa il processo prosegue con l’accertamento della sua piena capacità al momento del rapimento. La perizia rappresenta un passaggio cruciale per definire la responsabilità penale della donna e le eventuali conseguenze giudiziarie del suo gesto.

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