I numeri dell’Inail relativi al 2025 scattano l’istantanea di una tragedia silenziosa che attraversa le aule e le aziende italiane. Con 1.093 morti sul lavoro complessivi, a colpire duramente è il dato che riguarda i più giovani: 80.871 denunce di infortunio hanno coinvolto studenti, con otto vite spezzate in ambito formativo.
In questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) punta il dito contro i percorsi di formazione scuola-lavoro, definiti ormai una “crisi strutturale”.
La “zona grigia” della formazione
Il punto più critico è rappresentato dai 1.889 infortuni avvenuti proprio durante i percorsi scuola-lavoro. Secondo il Presidente del Cnddu, Romano Pesavento, gli studenti si trovano oggi in una pericolosa vulnerabilità giuridica: non sono pienamente tutelati come lavoratori, ma non operano più nell’ambiente protetto della scuola. Questa “zona grigia” espone i ragazzi a rischi tipici della produzione industriale su cui i docenti hanno scarso controllo, pur mantenendo la piena responsabilità della tutela.
La proposta a Valditara: un sistema “predittivo”
Per uscire dall’emergenza, il Coordinamento ha presentato al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, una proposta tecnica che punta a superare la burocrazia dei protocolli standard.
L’idea centrale è l’istituzione di un Sistema Nazionale di Prevenzione Predittiva. Non più semplici carte da firmare, ma una piattaforma capace di raccogliere segnalazioni sui “quasi-infortuni” e sulle criticità operative prima che accada l’irreparabile.
L’innovazione risiede nel trasformare questi dati in decisioni vincolanti: se un’azienda o un settore produttivo mostrano rischi ricorrenti, il percorso formativo verrebbe sospeso automaticamente. La sicurezza, secondo il Cnddu, deve diventare una “competenza di cittadinanza attiva” basata su scenari reali, non su istruzioni astratte, affinché gli studenti imparino a riconoscere il pericolo e a esercitare il diritto all’autotutela.







