“Siamo qui ancora una volta a difesa della salute, un diritto inalienabile, costituzionalmente garantito e la cui tutela non può essere lasciata alla mercé di chi calpesta i diritti e non si fa scrupolo di alimentare il divario tra chi può permettersi di curarsi anche a caro prezzo e chi, invece, non può farlo, mentre, come sancito dalla nostra stessa Carta costituzionale, avrebbe diritto a cure gratuite”.
Con queste parole sferzanti il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha aperto il suo intervento a San Marco Argentano, durante la manifestazione sulla sanità pubblica organizzata dal Partito Democratico dinanzi all’ex ospedale “Pasteur”. Il primo cittadino ha ricalcato la gravità di una sfida che definisce “difficile e realistica”, figlia di anni di battaglie senza passi in avanti tangibili, puntando il dito contro la mancanza di una consapevolezza collettiva: la sanità non ha colore politico.
L’affondo contro il regionalismo e la politica “nominata”
Caruso, pur rivendicando la propria identità socialista e progressista, ha parlato in veste di rappresentante di tutta la comunità, criticando aspramente i quindici anni di commissariamento e la disattenzione del centrodestra. Secondo il sindaco, il legame tra territorio e istituzioni si è spezzato: “Il fatto che non ci siano più rappresentanti eletti in Parlamento, ma solo rappresentanti nominati, indebolisce il rapporto con il territorio e impedisce quella responsabilizzazione necessaria per portare le esigenze delle comunità a livello nazionale”.
Sotto accusa anche il regionalismo differenziato, che avrebbe relegato la Calabria a “fanalino di coda” d’Italia. Caruso ha citato dati allarmanti: oltre 300 milioni di euro all’anno spesi per la migrazione sanitaria, risorse sottratte al potenziamento delle strutture locali. “La sanità pubblica non può essere un’impresa” ha incalzato, ribadendo che l’assistenza deve essere garantita a ogni cittadino senza distinzioni sociali o subalternità verso il privato.
Il fallimento dei cantieri: «Nulla di nulla»
Il passaggio più critico ha riguardato lo stato di attuazione delle Case di Comunità. Caruso ha espresso un pessimismo totale, citando il caso emblematico di Cosenza: nonostante il Comune abbia consegnato a marzo 2025 un immobile nel centro storico, a oggi non esiste traccia di lavori.
“Non solo non è partito neanche un cantiere, ma non c’è neanche una recinzione. Nulla di nulla. E allora, come si può pensare che in cinque mesi, con la burocrazia del nostro Paese, si riesca a progettare, appaltare e realizzare un’opera? Ci prendono in giro? Io non mi faccio prendere in giro”.
Appello alla mobilitazione
Oltre alla carenza di mura e infrastrutture, il sindaco ha ricordato l’emorragia di personale: mancano medici e infermieri per gestire urgenze ed emergenze. Ha infine criticato lo spostamento dell’Hub deciso dalla Regione, atto che ha privato Cosenza di un presidio essenziale. “La salute dei cittadini non può aspettare, non può essere subordinata a logiche politiche o burocratiche. La Calabria merita investimenti concreti, strutture efficienti e personale qualificato, perché ogni cittadino abbia diritto a curarsi vicino a casa propria, in sicurezza e con dignità”.









