Archiviata la rimodulazione dell’esecutivo ed attenuatosi il tumultuoso susseguirsi di prese di posizione, comunicati stampa, interviste e dichiarazioni varie che accompagnano sempre le vicende politiche di maggior rilievo, appare opportuno soffermarsi sulle tematiche oggetto delle più severe valutazioni critiche nei confronti di Romeo e della sua maggioranza.
La domanda da porsi è se effettivamente queste ultime siano fondate, oppure servano solo a dissimulare le difficoltà politiche di chi, per i propri trascorsi, non avrebbe neppure titolo ad ergersi a censore.
Il documento dell’opposizione e il presunto fallimento
In questo contesto, il punto cardine della questione ruota intorno al documento sottoscritto dalle forze d’opposizione presenti in consiglio comunale – Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cuore Vibonese, Insieme al Centro ed Identità Territoriale – con il quale hanno sostenuto che il rimpasto di giunta certificherebbe il fallimento dell’intero progetto politico della maggioranza.
Sulla validità del progetto politico progressista vibonese si sono consumati fiumi d’inchiostro, ma le opinioni sono rimaste sempre contrastanti: per i diretti interessati sarebbe un modello vincente di “campo largo” da esportare a livello nazionale, per i loro detrattori un esperimento già fallito.
I dati elettorali e la bocciatura alle urne
Stando così le cose, ed ai fini di cui in premessa, è opportuno affrontare l’argomento con la mente sgombra da pregiudizi ideologici e con dati di fatto alla mano.
Alla luce di questi parametri, può essere subito affermato che il denunciato fallimento del progetto politico progressista non ha nulla a che vedere con il rimpasto di giunta, poiché esso incontrovertibilmente risale a due anni orsono, ossia nel momento in cui gli elettori lo hanno bocciato già nelle urne.
Non bisogna dimenticare, infatti, che, delle tre coalizioni che si contendevano il governo della città, quella progressista al primo turno è stata la meno votata e non avrebbe avuto la possibilità di partecipare al successivo turno di ballottaggio, al quale invece ha avuto accesso unicamente grazie ai voti disgiunti fatti confluire sulla persona di Romeo da parte di chi, nella coalizione di centrodestra ed in quella di centro, per tornaconti politici personali aveva interesse che le cose andassero in quei termini.
Responsabilità politiche e cortocircuiti irrisolti
Noi comprendiamo l’imbarazzante posizione delle forze d’opposizione che si trovano a dover criticare chi oggi governa la città soltanto grazie al complotto ordito ai danni di Cosentino e Muzzopappa dai propri referenti politici – Pitaro e Mangialavori – per cui abbinare il fallimento del progetto politico progressista alla recente rimodulazione di giunta è un tentativo inidoneo a stemperare gli effetti del cortocircuito appena menzionato, poiché si scontra con gli accadimenti ricordati, i quali, contrariamente alle interessate chiacchiere, restano scolpiti nei libri di storia.
Il boomerang dei rimpasti e il precedente Limardo
Tra le altre cose, “l’abbinamento” di cui detto sotto un diverso profilo diventa addirittura un grottesco boomerang: se infatti dovesse essere vero che un rimpasto di giunta equivale al fallimento di un intero percorso politico, gli odierni censori sarebbero i meno titolati a potersi stracciare le vesti; quante volte è infatti fallito quello del centrodestra nel corso dell’esperienza Limardo, quando i rimpasti avvenivano a giorni alterni?
La verità è che, attraverso l’improprio trasferimento dei dissidi interni al PD in seno all’intera maggioranza, si sono volute creare le condizioni per poter costruire, aggirando i paradossi di cui sopra, castelli accusatori di cartapesta.
Campo largo e narrazione autoassolutoria
Anche l’idea delle forze progressiste di aver costruito un modello vincente di “campo largo”, da esportare addirittura su scala nazionale, poggia sul nulla, poiché trasforma l’inconfutabile bocciatura decretata dagli elettori al primo turno – i numeri su questo sono stati impietosi – in una vittoria, la quale invece è stata conseguita dal solo Romeo al secondo turno per gentile concessione dei due principali esponenti dell’odierno centrodestra vibonese, con l’involontaria complicità della dabbenaggine di Comito e Daffinà. In sostanza la stessa faida politica che oggi sta dilaniando il Partito Democratico e che all’epoca disintegrò Forza Italia.
Risultati amministrativi: il confronto necessario
Fatto ordine sulle vicende e dinamiche politiche, con la stessa chiarezza bisogna affrontare il tema dei risultati amministrativi conseguiti dall’esecutivo Romeo, in ordine ai quali le forze d’opposizione non sono state certamente meno severe.
Per comprendere se, anche in questo caso, esse abbiano o meno titolo ad ergersi a pubbliche fustigatrici – e noi riteniamo che non sempre lo abbiano – bisogna fare un raffronto tra quello che è stato l’esecutivo Limardo, quando ad amministrare erano loro, e ciò che si sta registrando oggi. Certamente Vibo è quella che è, le condizioni sono sotto gli occhi di tutti, del resto nessuno possiede la bacchetta magica e molte delle cose che non vanno, se si vuole essere onesti, bisogna ammettere che sono state ereditate.
Serietà istituzionale contro propaganda
Il primo dato distintivo che emerge è la maggiore serietà comportamentale e comunicativa di questo esecutivo; sono scomparse le pietose sceneggiate poste in essere dall’ex sindaco, restano famose le strade inaugurate con suoni di tamburi e grancasse ed il giorno successivo chiuse al traffico dalla Polizia municipale in quanto pericolose per l’incolumità pubblica, le passeggiate in bici per annunciare l’avvio del servizio di city bike mai partito e conclusosi con un fallimento epocale, e, ciliegina sulla torta, l’inaugurazione e repentina chiusura del teatro comunale che ha fatto ridere tutta l’Italia.
Per non parlare poi della allegra nonchalance con la quale l’assessore ai Lavori pubblici dell’epoca, Giovanni Russo, prendeva per i fondelli i cittadini vibonesi, garantendo per decine di volte, nel corso del suo mandato, l’imminente apertura della scala mobile, del sottopasso di Vibo Marina e lo sbarramento del torrente Sant’Anna a Bivona, tutte cose rimaste incompiute.
I risultati e il limite dei lavori pubblici
Per quanto concerne il merito dei risultati, pur rimanendo ferme le criticità di cui diremo dopo, va tuttavia riconosciuto ad alcuni assessori di questo esecutivo di aver raggiunto, al momento, risultati certamente migliori rispetto a quelli prodotti dai predecessori: in alcuni campi (raccolta differenziata e digitalizzazione) si sono scalate le classifiche nazionali di riferimento, i servizi sociali hanno fatto un notevole balzo in avanti rispetto al passato, quando gli assessori venivano destituiti in continuazione a fronte di risultati inadeguati, in altri settori è stato messo ordine dove prima il caos regnava sovrano.
La percezione dei cittadini e il tallone d’Achille
Nonostante tutto questo, però, la percezione che ha la stragrande maggioranza dei cittadini è comprensibilmente negativa, poiché questa amministrazione, come tutte le altre che si trovano nelle stesse condizioni, sconta lo scotto di una gestione del settore dei lavori pubblici assolutamente inadeguata.
Lavori infiniti, strade sbarrate per mesi da cantieri dove si lavora un giorno sì e tre mesi no, controllo sulla qualità dell’esecuzione dei lavori inesistente, nel migliore dei casi subito dopo la consegna cominciano a saltare le basole della pavimentazione, la rete viaria cittadina sembra un percorso di guerra, per un intervento di riparazione sulla condotta idrica comunale occorrono mesi.
Diciamolo chiaramente, se la città è più pulita, se gli uffici funzionano meglio, ma poi finisci con l’auto in una buca e devi mettere mani al portafoglio, se rimani senza acqua perché la perdita sotto casa non viene riparata, è chiaro che tutto il resto cede il passo ad una percezione generalizzata di inefficienza.









