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25 Febbraio 2026
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L’Italia è ormai con il fango alla gola: l’appello degli scienziati anche calabresi per salvaguardare il suolo

Decine di docenti universitari firmano un manifesto sulla rivista "L'Acqua". La comunità scientifica chiede di fermare la "narrativa da talk show" per passare alla manutenzione reale.

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La difesa del suolo in Italia resta un’equazione irrisolta, una ferita aperta che risale alle origini stesse dell’unità nazionale. L’ultimo numero della rivista bimestrale L’Acqua, storico organo dell’Associazione Idrotecnica Italiana, lancia un grido d’allarme collettivo. Attraverso un documento-appello sottoscritto da decine di accademici provenienti dagli atenei di Napoli, Bari, Bologna, Palermo, della Calabria, della Basilicata e dal Politecnico di Milano, il mondo della ricerca analizza i recenti disastri di Niscemi e del Meridione per invocare una sterzata radicale.

Oltre la logica dell’emergenza

Il testo fotografa una patologia politica cronica: la tendenza a gestire il territorio solo dopo la catastrofe. “La questione idrogeologica è un tema irrisolto nato assieme all’unità del paese e viene rubricata sotto la voce ‘richiesta di fondi-ricostruzione-continuare come prima’: tutti con il cappello in mano, senza una voce autorevole che suggerisca una riflessione”, denunciano i firmatari.

Il documento punta il dito contro la distanza tra la teoria e la realtà. Le parole chiave, previsione, prevenzione e contrasto ai cambiamenti climatici, rischiano di svuotarsi di significato se non seguite da una capacità di spesa efficiente e da interventi di qualità.

Il fallimento della pianificazione

La critica degli studiosi è netta: la burocrazia e la frammentazione delle competenze hanno paralizzato il Paese. “Da tempo la previsione e la prevenzione non contemplano la messa a terra di azioni efficaci ma restano confinate nella narrativa da talk show. I piani di bacino sono stati presto dimenticati, le responsabilità incerte e frammentate. Chi pianifica il territorio, programma gli interventi insediativi e infrastrutturali e provvede alla manutenzione dell’esistente? Perché non si applicano le leggi che pure ci sono; si deve per forza costruire dappertutto?”.

Una sintesi tra tecnica e potere

L’appello si chiude con una richiesta perentoria: la gestione del territorio deve scalare l’agenda delle priorità nazionali. Gli scienziati chiedono che le sedi decisionali tornino a dialogare con i saperi tecnici, applicando le norme vigenti troppo spesso ignorate. Non si tratta solo di stanziamenti, ma di una visione etica della pianificazione che metta fine all’urbanizzazione selvaggia e restituisca dignità alla manutenzione dell’esistente.

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