Il piano di Gabriele Gravina per trasformare la classe arbitrale italiana in un’élite professionale e indipendente entra oggi nella sua fase operativa. La riforma, pilastro del nuovo corso della Figc, punta a scardinare i vecchi equilibri tra Federazione e Associazione Italiana Arbitri (AIA), introducendo un modello gestionale di stampo aziendale che debutterà già dalla prossima stagione.
Una società di diritto privato per i “fischietti”
Il cuore del progetto prevede la costituzione di una società di diritto privato, interamente controllata dalla Figc. Il nuovo ente disporrà di un budget stimato tra i 17 e i 18 milioni di euro, garantito principalmente dalla Federazione con il supporto delle Leghe di Serie A e Serie B.
L’architettura societaria sarà retta da un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri indipendenti di nomina federale. La gestione operativa risulterà rigorosamente scissa: da un lato l’area tecnica, affidata a un direttore con compiti di designazione e selezione dei profili d’eccellenza; dall’altro l’area amministrativa, incaricata di gestire flussi economici, contrattualistica, sponsorizzazioni e valorizzazione dei diritti d’immagine.
Addio al posto fisso: contratti a termine e meritocrazia
La vera rivoluzione risiede nel superamento del “diritto acquisito”. Secondo la bozza della riforma, i 40 arbitri, 66 assistenti e 24 VMO (Video Match Official) selezionati non saranno più espressione di nomine politiche interne all’Aia, ma verranno scelti sulla base del merito sportivo.
Il rapporto di lavoro subirà una metamorfosi profonda: si passerà da un sistema di pagamento a gettone a contratti a tempo determinato. Questo nuovo status giuridico permetterà alla Federazione di monitorare costantemente gli standard qualitativi, garantendo un turnover legato esclusivamente al rendimento sul campo. All’Aia resterà la gestione della base: la formazione e il coordinamento delle categorie fino alla Serie C.
Verso il Consiglio Federale: l’ombra del commissariamento
L’iter legislativo sportivo prevede ora il passaggio cruciale in Consiglio Federale per l’approvazione formale e la conseguente modifica del regolamento Aia. Sebbene Gravina auspichi una condivisione ampia con l’Associazione Italiana Arbitri, i vertici federali non nascondono la fermezza dell’intento: in caso di resistenze corporative o ostruzionismo, l’ipotesi di un commissariamento dell’Aia resta sul tavolo come extrema ratio per garantire la transizione verso un modello più trasparente e moderno.









