Amici, parenti, conoscenti, forze dell’ordine, una comunità intera ha voluto salutare ancora una volta l’agente della Polizia di Stato in servizio alla Polaria dell’aeroporto di Lamezia Terme Giuseppe Spizzirri, strappato alla vita in un tragico incidente stradale sulla statale 18 a Falerna il 21 febbraio scorso. Nella chiesa di Maria Regina della Famiglia gremita di persone, dolore e incredulità per aver perso non solo un poliziotto perbene, ma anche un padre di famiglia amato e stimato da tutti. Fuori, sui gradini e lungo il piazzale, una folla composta e ammutolita. Volti segnati, occhi lucidi, mani intrecciate in un silenzio che diceva più di mille parole.
Il Tricolore e gli onori militari
La bara, avvolta nel tricolore, è uscita tra due ali di colleghi in uniforme. Gli onori militari hanno scandito il momento più duro, quello in cui la realtà diventa definitiva. Il picchetto schierato, i cappelli stretti al petto, gli sguardi fissi davanti a sé per trattenere un’emozione che pure si leggeva chiara sui volti. Non era solo il saluto a un collega. Era l’addio a un amico, a un fratello, a Peppino. La cronaca dei giorni scorsi, lo schianto improvviso, i soccorsi, l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria, le indagini ancora in corso per chiarire ogni dettaglio, la scelta della famiglia di affidarsi a uno studio legale specializzato per tutelare ogni aspetto della vicenda (LEGGI), oggi ha lasciato spazio a qualcos’altro. Non più la ricerca delle cause, ma il bisogno di senso. Non più le ricostruzioni tecniche, ma il ricordo.
Un poliziotto e un uomo leale
Quando la bara ha varcato la soglia della chiesa, un applauso lungo, liberatorio, ha spezzato il silenzio. Non un applauso formale, ma un tributo spontaneo. Era il modo di dire grazie. Grazie per il servizio, per la dedizione, per quella normalità fatta di turni, sacrifici e presenza discreta.
Oggi Nocera Terinese ha salutato un suo figlio. E lo ha fatto come si salutano le persone perbene: con rispetto, con dignità, con un dolore che non ha bisogno di essere gridato. Peppino resta nel ricordo di chi lo ha conosciuto per ciò che era davvero: un uomo semplice, un poliziotto leale, un figlio, un padre e un marito amato. E in quel tricolore che lo ha accompagnato nell’ultimo viaggio c’era non solo l’onore della divisa, ma l’abbraccio di un’intera comunità.









