Si chiude il dibattimento del maxi processo Maestrale ma prima che nell’aula bunker del Tribunale di Vibo iniziasse la requisitoria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, a prendere la parola è stato per la prima volta uno degli imputati più attesi: Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale, ex sindaco di Pizzo, noto imprenditore, tra i più conosciuti del panorama regionale. Oltre trenta minuti di dichiarazioni spontanee, un intervento lungo e articolato nel corso del quale ha voluto chiarire la sua posizione, soffermandosi in particolare su alcune intercettazioni che lo chiamano in causa.
Le intercettazioni e il dialogo del 25 settembre 2018
Il cuore dell’intervento ha riguardato le conversazioni captate dagli inquirenti, in particolare quella del 25 settembre 2018, relativa all’avviamento del bilancio della struttura ricettiva di località Colamaio, a Pizzo, gestita insieme al fratello Emanuele, anch’egli imputato nel processo. Stillitani ha ricostruito le circostanze di quei dialoghi, contestando la lettura accusatoria e soffermandosi sul rapporto con il direttore della società che avrebbe successivamente acquisito il complesso turistico, Manzoni, indicato come vittima di una presunta estorsione. Secondo l’imputato, i rapporti intercorsi sarebbero stati esclusivamente di natura imprenditoriale e non vi sarebbe mai stata alcuna condotta illecita.
“Sono 25 anni che lavoriamo senza problemi”
È stata la prima volta dall’inizio del dibattimento che Stillitani ha scelto di parlare. Fini qui aveva assistito in presenza a quasi tutte le udienza. Sempre in silenzio, seduto tra i banchi degli imputati, assistito dai suoi due avvocati Comi e Gennaro. Un intervento dal tono personale, nel quale ha voluto ripercorrere anche la propria storia imprenditoriale. “Sono 25 anni che lavoriamo e non abbiamo mai avuto alcun problema, alcun intervento nei villaggi che abbiamo gestito”. Una frase pronunciata per rivendicare la correttezza del proprio operato e per respingere l’impianto accusatorio costruito attorno alla gestione delle attività turistiche.
Il racconto dell’arresto e l’infarto
La parte più intensa dell’intervento è stata quella dedicata alle conseguenze personali e fisiche legate all’arresto. Stillitani ha spiegato perché, fino ad oggi, aveva scelto la via del silenzio. “È la prima volta che parlo e non ho fatto fino ad oggi alcuna dichiarazione spontanea perché la sera in cui sono andato in carcere, ho avuto un infarto, sono stato ricoverato prima a Vibo e poi a Catanzaro. Ho avuto un’operazione a cuore aperto della quale ancora oggi subisco le conseguenze”. Poi le scuse al Collegio per la lunghezza dell’intervento: “Quindi, le chiedo scusa se ho esagerato nei tempi, ma la prego di capire che dopo tutto il calvario che sto subendo per delle cose che ritengo veramente assurde, non potevo non intervenire”. Parole che hanno segnato un passaggio emotivamente forte del dibattimento, nel giorno in cui si è formalmente chiusa l’istruttoria.
Al via la requisitoria della Dda
Subito dopo le dichiarazioni spontanee, l’udienza è proseguita con una serie di questioni di natura tecnica legata alle trascrizioni di alcune intercettazioni. Poi la pausa e nel pomeriggio la prima parte della requisitoria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il primo pubblico ministero a intervenire è Andrea Giuseppe Buzzelli. Insieme a lui si alterneranno gli altri due sostituti procuratori: Annamaria Frustaci e Irene Crea. La requisitoria si protrarrà per l’intera settimana, compreso il sabato. Le richieste di pena dovrebbero arrivare entro metà marzo. Successivamente sarà la volta delle arringhe del nutrito collegio difensivo. La sentenza è attesa subito dopo Pasqua, al termine di un processo che rappresenta uno dei procedimenti più rilevanti celebrati negli ultimi anni nel distretto giudiziario di Catanzaro.









