Garantire la piena operatività di parchi e musei calabresi e tutelare centinaia di posti di lavoro nel settore della valorizzazione culturale. È questo l’obiettivo della mozione depositata in Consiglio regionale dal Gruppo del Partito Democratico.
Il capogruppo in consiglio regionale Ernesto Alecci chiede alla Giunta di rappresentare con urgenza al Ministero della Cultura e al Governo la grave sofferenza degli organici nei musei e nei parchi archeologici calabresi, sollecitando la proroga dei contratti a tempo determinato del personale attualmente in servizio.
Contratti scaduti e servizi già ridotti
Secondo quanto evidenziato nella mozione, il mancato rinnovo di oltre 90 contratti a tempo determinato – reclutati ai sensi dell’articolo 50-ter del decreto-legge 73/2021 e in scadenza al 28 febbraio 2026 – ha già prodotto una “significativa contrazione della capacità operativa” degli istituti culturali. Le conseguenze sono immediate:
riduzione di giornate e orari di apertura al pubblico, sospensione o rinvio di attività culturali, rallentamento delle procedure amministrative e degli interventi legati al PNRR.
Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane.
Trecento lavoratori a rischio
Il quadro, però, è ancora più ampio. I lavoratori nelle medesime condizioni sarebbero circa 300. Il mancato rinnovo avrebbe ripercussioni gravissime sull’intero sistema della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale calabrese, con effetti diretti sul turismo, sull’immagine della regione e sull’economia dei territori che ospitano musei e parchi archeologici. Per questo il gruppo Pd propone di avviare un percorso di stabilizzazione analogo a quello previsto per il personale del Ministero della Giustizia, anche attraverso procedure concorsuali riservate agli ex lavoratori assunti ai sensi dell’articolo 50-ter.
La richiesta alla giunta regionale
Pur consapevoli che la Regione Calabria non abbia competenza diretta sul personale statale, i consiglieri dem sottolineano il dovere istituzionale dell’ente di tutelare il patrimonio culturale presente sul territorio.
La mozione chiede quindi alla Giunta di attivarsi immediatamente, in raccordo con la Direzione regionale Musei nazionali Calabria, per garantire il ripristino di orari e giornate di apertura adeguati, anche attraverso forme di sostegno straordinario che scongiurino il rischio di paralisi del settore.
L’obiettivo dichiarato è duplice: salvaguardare i livelli occupazionali e assicurare ai cittadini e ai turisti la piena fruizione dei siti archeologici e culturali calabresi.
Museo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia aperto solo nel weekend
Prime conseguenze concrete del mancato rinnovo dei contratti dei lavoratori precari del settore Cultura: porte chiuse dal lunedì al venerdì e orari ridimensionati negli istituti culturali vibonesi.
La proroga attesa, legata a un emendamento al Dl Milleproroghe, non è arrivata. Dal 1° marzo, solo in Calabria, oltre 250 addetti sono rimasti senza impiego, con ricadute immediate su musei e archivi.
Il caso più evidente riguarda il Museo archeologico nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia, ospitato nel Castello Normanno Svevo.
Qui l’organico è crollato da 15 a 6 unità. La conseguenza è drastica: il museo resterà chiuso dal lunedì al venerdì e aprirà esclusivamente nel fine settimana.
Una scelta obbligata per garantire almeno un’apertura minima, ma che penalizza residenti, scuole e visitatori.
Archivio di Stato, orario ridotto
Situazione analoga all’Archivio di Stato di Vibo Valentia, dove la cessazione di tre contratti ha imposto una rimodulazione degli orari.
L’accesso sarà consentito dalle 8.30 alle 14.30, con un’estensione fino alle 15.30 solo nelle giornate di martedì e giovedì. Un ridimensionamento che incide su studiosi, professionisti e cittadini, costretti ora a fare i conti con finestre di apertura più ristrette.
Oltre 90 unità cessate nei musei calabresi
A livello regionale, il direttore dei Musei Calabria, Fabrizio Sudano, ha scritto al Ministero della Cultura segnalando la cessazione di oltre 90 unità e il conseguente depotenziamento dei servizi.
La mancata proroga si abbatte sui presidi culturali proprio alla vigilia della stagione turistica, quando l’incremento dei flussi richiederebbe, al contrario, un rafforzamento degli organici.
Servizi ridotti e incertezza sul futuro
Il quadro che emerge è quello di una rete culturale in affanno: meno personale, meno aperture, meno servizi.
Il rischio è un progressivo impoverimento dell’offerta culturale, in un territorio che punta su musei e archivi come leve di valorizzazione e attrazione turistica.
In attesa di eventuali interventi correttivi, i primi effetti della mancata proroga sono già visibili: serrande abbassate in settimana e accessi contingentati. Un segnale che riaccende il dibattito sulla stabilizzazione del lavoro precario nella Cultura.









