La riforma dell’invalidità civile introduce cambiamenti profondi nel sistema di accertamento della disabilità in Italia. Al centro del nuovo modello c’è un principio chiave: l’INPS diventa progressivamente l’unico soggetto titolare dell’accertamento sanitario, superando il sistema precedente basato sulle commissioni medico-legali delle aziende sanitarie integrate da un medico dell’istituto previdenziale.
Secondo Antonello Talerico, avvocato e consigliere del Consiglio Nazionale Forense, l’obiettivo della riforma è chiaro: uniformare le procedure e ridurre i tempi di attesa per i cittadini.
“Con la riforma si introduce un cambiamento strutturale nel sistema di accertamento della disabilità”, dichiara Talerico. “L’INPS diventa progressivamente l’unico soggetto titolare dell’accertamento sanitario, superando il precedente modello fondato sulle commissioni medico-legali delle ASL integrate da un medico dell’istituto. La scelta mira a uniformare i criteri valutativi su scala nazionale, ridurre i tempi di definizione delle pratiche ed evitare duplicazioni di controlli e visite”.
La procedura sempre più digitale
Il nuovo sistema si fonda su una procedura fortemente digitalizzata, che si articola in diverse fasi. Tutto parte dal certificato medico introduttivo, documento fondamentale che dà avvio all’iter amministrativo. “Il procedimento prende avvio con il certificato medico introduttivo”, spiega. “Si tratta di un documento redatto dal medico curante o da uno specialista e trasmesso telematicamente all’INPS. All’interno devono essere indicati la diagnosi clinica, le patologie riscontrate e la documentazione sanitaria essenziale”.
Successivamente il cittadino deve presentare la domanda di riconoscimento della condizione di disabilità, operazione che può essere effettuata direttamente oppure attraverso un patronato.
“Con un’unica domanda il cittadino può chiedere contemporaneamente più accertamenti”, precisa l’avvocato. “Il riconoscimento dell’invalidità civile, l’accertamento dello stato di handicap previsto dalla Legge 104 del 1992 e la valutazione della disabilità ai fini dell’inserimento lavorativo”.
Visite mediche e valutazione documentale
Una volta presentata la domanda, l’INPS procede alla valutazione sanitaria. Questa può avvenire attraverso una visita medico-legale oppure tramite analisi della documentazione sanitaria, quando ritenuta sufficiente. “La riforma punta esplicitamente a ridurre il numero delle visite – sottolinea Talerico -. Quando la documentazione clinica è completa e chiara, l’accertamento potrà avvenire anche solo sulla base dei documenti presentati dal cittadino”.
La vera novità: la valutazione multidimensionale
Secondo il consigliere del Consiglio nazionale forense, la principale innovazione giuridica della riforma è rappresentata dalla cosiddetta “valutazione di base”: “Non si tratta più soltanto di stabilire una percentuale di invalidità secondo le tradizionali tabelle medico-legali. Il nuovo sistema introduce una valutazione multidimensionale della condizione della persona”.
Questo approccio integra le classificazioni elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ampliando la prospettiva dell’accertamento.
“In altri termini – evidenzia l’avvocato – accanto alla diagnosi medica viene valutato anche il funzionamento della persona nella vita quotidiana. Si considerano fattori sociali, ambientali e relazionali che possono incidere concretamente sulla qualità della vita”.
Il verbale unico di disabilità
Al termine della procedura viene rilasciato un verbale unico di accertamento, documento che consente al cittadino di accedere alle diverse prestazioni assistenziali previste dall’ordinamento. “Il verbale unico rappresenta il titolo per accedere ai benefici previsti dalla normativa – chiarisce Talerico. – Parliamo dell’assegno mensile di invalidità, della pensione di inabilità, dei benefici previsti dalla legge 104 e delle misure di collocamento mirato nel lavoro”.
Il progetto di vita personalizzato
La riforma introduce anche una prospettiva più ampia rispetto al passato: la costruzione di un progetto di vita individuale e personalizzato. “L’idea è superare la logica puramente certificativa dell’invalidità”, osserva Talerico. “L’accertamento della disabilità diventa anche uno strumento di programmazione delle politiche di inclusione, capace di coordinare servizi sociali, sostegni sanitari, politiche del lavoro e interventi educativi”.
Le possibili criticità del nuovo sistema
Nonostante gli obiettivi dichiarati di semplificazione, la riforma solleva anche alcune questioni giuridiche e organizzative. “Il trasferimento del potere di accertamento all’INPS potrebbe sollevare problemi di coordinamento con le competenze sanitarie regionali”. Inoltre la nuova impostazione della valutazione potrebbe avere effetti anche sul contenzioso giudiziario: “La valutazione multidimensionale introduce criteri più complessi e meno standardizzati rispetto alle tradizionali tabelle medico-legali. Questo – conclude l’avvocato – potrebbe comportare una maggiore discrezionalità nella valutazione medico-legale e, di conseguenza, un possibile incremento dei ricorsi davanti ai tribunali”.









