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26 Maggio 2026
26 Maggio 2026
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Crampo largo, la batosta calabrese del centrosinistra: Reggio, Crotone, Palmi e Sila fanno male al Pd

Il centrodestra sbanca nei centri medio-grandi, mentre il campo progressista si scopre diviso, senza Cinque Stelle radicati e senza un centro capace di rassicurare l’elettorato

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Chiamatelo pure Crampo Largo, perché i dolori arrivano da tutte le membra della Calabria. Da Reggio, dove Ciccio Cannizzaro seppellisce due lustri di governo Falcomatà sotto una coltre percentuale troppo spessa per non essere considerata umiliante.
Da Crotone, dove Enzo Voce succede a se stesso direttamente al primo turno, senza però brutalizzare il generoso Trocino, che avrebbe avuto bisogno di maggiore tempo per esprimere meglio il proprio potenziale.

Per non parlare di Palmi, dove il regno del democrat Ranuccio si volatilizza al primo contatto utile con le urne, impietose nell’evidenziare che i precedenti due mandati sindacalizi hanno fruttato solo un seggio a Palazzo Campanella, e non una classe dirigente resistente agli urti di un centrodestra dimostratosi arrembante nei centri medio grandi. Troppo striminzita come eredità per l’ex enfant prodige della città di Leonida Repaci.

Da San Giovanni in Fiore a Castrovillari

Anche a San Giovanni in Fiore il centrosinistra è fuori dalle posizioni che contano e assisterà verosimilmente al ballottaggio dalla finestra, tentando almeno di condizionarlo. Piccola consolazione anche questa. Dalla capitale della Sila a quella del Pollino, Castrovillari, dove il centrosinistra diviso in due tronconi, regala il ballottaggio all’alleanza di governo, che ringrazia, in primis il consigliere regionale Laghi.

La parentesi referendaria e il caso Sorical

Quanto è lontana la vittoria referendaria, che doveva aprire una fase virtuosa, invece è stata un episodio, peggio: una parentesi, che pur aveva creato un pò di entusiasmo tra le file progressiste, soprattutto a Reggio, dove il ritorno alle primarie era stato salutato con speranza, subito però frustrata dalla manovra che ha portato un baluardo della storia dem calabrese come Naccari Carlizzi alla guida della Sorical, la società più importante tra quelle controllate dalla regione a guida Occhiuto. Un passaggio che ha fatto storcere molti musi, che continua a far parlare la Calabria e che, comunque lo si motivi, sa di inciucio.

Il Pd c’è, ma non basta

E tuttavia, buttare la croce sul pur decrepito Pd sarebbe un esercizio vigliacco e maramaldesco, sul piano intellettuale, che non ci sentiamo di fare. Il Partito Democratico, piaccia o meno, esiste, con le sue luci (pochine) e le sue pecche (tante); i suoi gruppi dirigenti fratricidi, vedi quelli in provincia di Cosenza, che meriterebbero di essere presi a pedate, i consiglieri regionali che fanno battaglia vera e quelli che votano con la maggioranza, ma pensano anche ai tartufi, i bravi segretari alla Gallello e i tanti consiglieri comunali che si guadagnano la pagnotta in tutte le assise calabresi. Il Pd è quel che è, ma perlomeno c’è.

Il vuoto dei Cinque Stelle

Sono i Cinque Stelle, intesi come presenza concreta e strutturata nei territori, i grandi assenti. Ripetiamo, al riguardo, quanto scritto giorni fa: non è ammissibile che in una città come Reggio il partito di Conte non presenti la propria lista. È una resa invereconda e preventiva che deve far riflettere l’ex premier sulla opportunità di costituire per la prima volta il partito in Calabria. Costituire, non rifondare, perché si rifonda ciò che esiste non una presenza politica intermittente e virtuale.

La lezione del centrodestra

Il centrodestra sbanca le amministrative perché il valore dell’unità tra le sue componenti, sovente, supera quello dei suoi stessi leader.
Nel centrosinistra, al contrario, mancano proprio le componenti fisiche da unire. E manca un centro chiaro, visibile e rassicurante, senza il quale si continuerà a perdere. Inutile rincorrere i cespugli alla Calenda, sul centro bisogna investire subito e senza complessi.

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