Pasquale Manfredi, detto Scarface, affiliato alla cosca Nicoscia, attiva ad Isola Capo Rizzuto, figlio di Mario, ucciso in un agguato mafioso a dicembre 2005, è stato condannato in vari processi con sentenza irrevocabile per associazione di tipo mafioso, armi, estorsione, omicidio tentato e continuato, ricettazione, abuso edilizio, violenza privata, detenzione illegale di munizioni. Ed è proprio in relazione al verdetto dei giudici di Piazza Cavour del 2023, che hanno confermato il carcere a vita sentenziato dai giudici della Corte di appello di Catanzaro, che Scarface avrebbe cercato con metodi “non proprio ortodossi” di ottenere la revisione del processo.
I tentativi di far ritrattare un collaboratore di giustizia
Dalle risultanze investigative emerse nell’ambito dell’inchiesta della Dda “Libeccio”, che ha portato a 19 misure cautelari, di cui 18 in carcere e una ai domiciliari, (LEGGI) vergate dal gip distrettuale Arianna Roccia su richiesta delle Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Manfredi sarebbe stato disposto anche a pagare pur di convincere il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino a ritrattare le sue dichiarazioni, causa, a suo avviso della sua condanna definitiva all’ergastolo. Si confronta con la conoscente Daiane Perziano, confidandole la necessità che qualcuno parli con i familiari del pentito per intercedere sulla sua situazione, dicendosi disposto a sborsare anche 50mila euro, purchè il collaborare di giustizia fosse disponibile a rilasciare nuove dichiarazioni al suo avvocato.
“Gli facciamo un regalo, qualche 50mila euro”
Manfredi chiede alla donna di contattare una persona molto vicina alla famiglia di Marino, fornendole istruzioni su cosa che dire: “gli facciamo un regalo qualche cinquantamila euro … basta che quel pezzo di merda va a ritrattare …gli faccio prendere un appuntamento con l’avvocato … trovano questo cornuto di Marino … basta che va a ritrattare e gli do i soldi … mi capisci da?”. Agli atti risulta che dal cellullare di Perziano è intercorsa una conversazione tra Pasquale Manfredi e un gancio di Crotone, vicino alla famiglia del pentito, a cui Scarface, correlando il verdetto con le dichiarazioni di Vincenzo Marino, chiede un suo intervento per ottenere una ritrattazione, l’unica via di uscita per procedere con la revisione del processo, anche a costo di attendere qualche anno.
Il suo interlocutore si mostra disponibile ad aiutarlo, ma gli fa presente che il suo “avvicinamento” poteva pregiudicarlo irrimediabilmente, sostenendo che bisognava essere cauti. Manfredi manifesta le ragioni del livore di Marino nei suoi confronti, dovuto ad un odio ingiustificato, ritenendo di essere stato infangato gratuitamente: “basta che fa queste dichiarazioni e tengo un motivo valido, altrimenti è peccato”.









