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12 Marzo 2026
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Calabria
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Onde da record e venti devastanti: l’inverno ha messo in ginocchio le coste della Calabria

Dal 18 al 21 gennaio 2026, tempeste eccezionali hanno abbatuto barriere naturali e artificiali, trasformando il mare in una forza distruttiva con onde oltre i 15 metri

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Da domenica 18 gennaio 2026 un’ondata di condizioni atmosferiche estreme ha colpito con eccezionale intensità gran parte del Sud Italia, raggiungendo il suo apice tra martedì 20 e mercoledì 21 gennaio. I venti hanno raggiunto e superato i 110-120 km/h, configurandosi come tempeste di rara violenza, con impatti particolarmente drammatici sulla Sicilia orientale, la Calabria ionica e la Sardegna sud‑orientale. L’energia cinetica sprigionata dall’atmosfera ha trascinato il mare in uno stato tumultuoso, trasformando le onde in un muro d’acqua capace di travolgere l’intero litorale.

Sulla base delle misurazioni raccolte in mare aperto, tra Porto Palo e Malta, un dispositivo di monitoraggio dell’ISPRA ha registrato il 20 gennaio 2026 alle ore 14:30 onde con altezze superiori ai 15 metri, toccando un picco massimo di 16,66 metri. Numeri che, nelle loro dimensioni, sfidano le scale di misura delle mareggiate più intense e suggeriscono una forza meccanica del mare senza precedenti recenti.

Infrastrutture sotto stress: la reazione delle coste

L’impatto con le coste ha mostrato il lato più vulnerabile del nostro patrimonio litoraneo. Le mareggiate distruttive, con tempi di ritorno stimati in decenni, non si sono limitate a erodere le spiagge: hanno smantellato tratti di opere di difesa, consentendo alle onde di oltrepassare le barriere e di inondare i tessuti urbani retrostanti, compresi porti e approdi. Il fenomeno del run‑up, ossia il superamento delle difese marine da parte della colonna d’acqua, è stato osservato in più punti, mettendo in evidenza fragilità infrastrutturali che, fino a poco tempo fa, si ritenevano capaci di resistere a condizioni avverse ben meno estreme.

La perdita di volumi di spiaggia non è stata soltanto temporanea: in alcune aree si è assistito a un arretramento permanente della linea di costa, un cambiamento fisico del territorio che potrebbe avere effetti durevoli sui paesaggi e sulle dinamiche costiere.

Piogge record e allagamenti nei centri abitati

All’urto violento del vento e del mare si è aggiunta una componente precipitativa altrettanto significativa. Gli eventi pluviometrici associati a questa perturbazione si sono dimostrati eccezionali. Nel corso dei giorni dell’allerta, alcune stazioni meteorologiche hanno registrato cumulati di pioggia che normalmente cadono nell’arco di sette‑otto mesi. Nella provincia di Vibo Valentia il totale ha superato 570 mm, nell’Ogliastra (Sardegna) si è raggiunto 556 mm, mentre nella provincia di Messina si sono toccati 519 mm. Si tratta di valori estremi, con tempi di ritorno stimati tra i 200 e i 500 anni, secondo i criteri statistici comunemente usati in meteorologia.

Queste piogge intense hanno aggravato il quadro già compromesso dal vento e dal mare, contribuendo ad allagamenti diffusi, smottamenti e criticità idrauliche nei centri abitati.

La Protezione Civile: prevenzione e risposta

In audizione presso la Commissione Ambiente, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha tracciato un bilancio dell’evento e dell’azione messa in campo. “I sistemi di allertamento hanno funzionato”, ha dichiarato Ciciliano, precisando che il Dipartimento ha emanato tre avvisi di condizioni meteorologiche avverse per Calabria, Sicilia e Sardegna e ha diffuso bollettini di allerta arancione e rossa sulle aree più esposte, in particolare sui settori meridionali ionici, orientali e sud‑orientali nei giorni 20 e 21 gennaio 2026.

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