La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto il punto di non ritorno. La Guida Suprema, l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, ha tracciato la nuova linea del regime: “Bisogna creare insicurezza per i nemici”. Un ordine perentorio che giunge all’indomani dell’uccisione di Ali Mohammad Naini, portavoce delle Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran), definito “martire” di un attacco condotto dall’asse “americano-sionista”. Nonostante i raid subiti in diverse città, tra cui Isfahan e Yazd, i Pasdaran rassicurano sulla tenuta del proprio arsenale: “Non abbiamo carenze di missili e la produzione continua in condizioni di guerra”.
Hormuz blindata: il ricatto energetico e la risposta dell’Italia
In risposta all’offensiva militare, l’Iran ha sigillato lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio mondiale. Sei nazioni, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone, si sono dichiarate pronte a un piano di messa in sicurezza della navigazione commerciale. Da Roma, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani frena però su ogni ipotesi di coinvolgimento bellico: “Non abbiamo voluto questa guerra e non vogliamo parteciparvi”. L’obiettivo italiano resta la diplomazia e una moratoria sugli attacchi ai centri petroliferi per fermare la fiammata dell’inflazione paventata dalla Bce.
Il fronte del rifiuto e l’anatema di Erdogan
Mentre il conflitto si allarga con droni sulle raffinerie del Kuwait e intercettazioni nei cieli di Arabia Saudita e Bahrein, si delineano nuovi schieramenti geopolitici. Lo Sri Lanka ha negato agli Stati Uniti il permesso di stazionare jet da guerra sull’isola, segnando un punto a favore della neutralità forzata. Parallelamente, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha alzato i toni a livelli senza precedenti, invocando la distruzione di Israele: “Possa il Dominatore schiacciare lo Stato sionista. Pagheranno il prezzo per migliaia di morti”.
Repressione interna: giustiziato campione di lotta diciannovenne
Mentre i confini bruciano, il regime non allenta la morsa sul dissenso interno. A Qom è stata eseguita la condanna a morte di Saleh Mohammadi, diciannovenne promessa della nazionale di lotta libera. Il giovane è stato giustiziato insieme ad altre due persone con l’accusa di “moharebeh” (guerra a Dio). Negli Emirati Arabi, intanto, la sicurezza statale ha smantellato una cellula terroristica legata a Hezbollah e Teheran, accusata di voler infiltrare e destabilizzare l’economia nazionale.








