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27 Marzo 2026
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Caro energia, Cisal Calabria: “Ristori subito per le imprese, non possono pagare i lavoratori”

A San Costantino Calabro, il pastificio Colacchio Food riduce la produzione per il caro energia, con aumenti fino al 45%. La Cisal Calabria avverte: “Ogni settimana di ritardo è occupazione a rischio”

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Il caso del pastificio Colacchio Food di San Costantino Calabro rappresenta una situazione critica per il tessuto produttivo calabrese. L’azienda, sana e orientata all’export, presente nei mercati di Australia, Canada, Stati Uniti e mezza Europa, è costretta a operare al 50% della capacità produttiva a causa dei rincari energetici legati alle tensioni in Medio Oriente.

Gli aumenti sull’energia hanno raggiunto il 45%, a cui si aggiungeranno ulteriori rialzi stimati tra il 10 e il 15% su materie prime e imballaggi a partire dal mese di aprile. Un peso insostenibile che rischia di ripercuotersi direttamente sui lavoratori e sulle famiglie locali.

La posizione della Cisal Calabria

“Colacchio ha dimostrato senso di responsabilità verso i propri dipendenti, trovando loro occupazione alternativa per non mandarli a casa”, sottolinea Vitaliano Papillo, Commissario regionale Cisal Calabria.

Tuttavia, aggiunge Papillo, “non possiamo chiedere ai singoli imprenditori di reggere il sistema produttivo a proprie spese mentre le istituzioni restano ferme”. La Cisal Calabria chiede quindi alla Regione di attivare subito ristori per le imprese energivore, misura già adottata in passato e che oggi deve essere riproposta con urgenza per evitare danni irreversibili sull’occupazione.

Interventi strutturali e responsabilità nazionale

La Cisal auspica inoltre che a livello nazionale vengano adottate iniziative strutturali, adeguate a una crisi che si sta rivelando persistente e non più congiunturale. “Il Sud ha sempre pagato più degli altri il costo delle crisi – conclude Papillo –. Questa volta non possiamo aspettare che la situazione precipiti. Ogni settimana di ritardo significa produzione persa, redditi a rischio e giovani che guardano altrove”.

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