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30 Marzo 2026
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Il prezzo delle poltrone, il vero costo dei sottosegretari: fino a un milione di euro per stipendi e staff

Il giorno del Consiglio regionale. In Aula l’approvazione del nuovo Statuto che riporta in scena i sottosegretari e amplia la Giunta. Una misura che può arrivare a sfiorare il milione di euro l’anno

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Si riunisce oggi, lunedì 30 marzo, il Consiglio regionale della Calabria, chiamato a discutere e approvare il nuovo Statuto. Una seduta che, almeno sulla carta, ha un passaggio formale, ma che in realtà si carica di un forte significato politico. Le nuove norme aprono infatti alla possibilità di allargare la Giunta a nove assessori e di introdurre due sottosegretari alla Presidenza, figure già abolite in passato. Ed è proprio su questo punto che si concentra l’attenzione, tra accelerazioni della maggioranza e critiche sempre più dure dell’opposizione.

Il “trucco” della relazione tecnica: cosa non torna nei conti

La proposta di legge depositata dalla maggioranza di centrodestra per introdurre due sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale viene raccontata come un intervento sostenibile, quasi neutro per i conti pubblici. Nella relazione tecnico-finanziaria allegata al testo si parla infatti di una spesa annua complessiva di circa 347 mila euro, una cifra che, letta così, potrebbe anche apparire contenuta.

Ma è una fotografia parziale. Perché quei 347 mila euro riguardano esclusivamente le indennità dirette, cioè lo stipendio dei sottosegretari, senza tenere conto di tutto ciò che la norma stessa prevede attorno a queste figure. Ed è proprio in questa zona grigia, nelle pieghe della struttura di supporto, che il costo reale cambia dimensione.

Uno stipendio da assessore (senza essere assessori)

Il meccanismo retributivo ricalca quello degli assessori regionali. Tra indennità di carica, funzione, spese per il mandato e rimborsi, ogni sottosegretario arriverebbe a percepire circa 14.470 euro lordi al mese, pari a oltre 173 mila euro l’anno. Moltiplicando la cifra per due, si arriva esattamente a quei 347 mila euro annui indicati nella relazione tecnica. Ed è qui che il racconto si ferma, almeno formalmente. Perché tutto il resto – e cioè il funzionamento concreto di queste figure – non compare in quella cifra.

Il punto decisivo: staff, incarichi e macchina politica

La stessa proposta di legge consente infatti ai sottosegretari di dotarsi di una propria struttura di supporto politico-amministrativo, modellata su quella degli assessori. Non si tratta di un dettaglio, ma del cuore della questione. Ogni sottosegretario potrebbe avere a disposizione fino a quattro collaboratori, tra segreterie, supporto amministrativo e figure fiduciarie. Tradotto: otto nuovi incarichi complessivi che si aggiungono alla spesa già prevista per le indennità. Ed è qui che il costo smette di essere teorico e diventa concreto. Perché mantenere una struttura del genere ha un peso che non può essere ignorato e che infatti cambia completamente il quadro.

Quando i conti si allargano: verso il milione l’anno

Se gli staff venissero coperti con personale interno all’amministrazione, la spesa complessiva salirebbe già a circa 780 mila euro l’anno. Ma se invece si facesse ricorso a personale esterno o in comando da altre amministrazioni, il costo crescerebbe ulteriormente fino a sfiorare il milione di euro annuo. È questo il dato che politicamente pesa di più. Perché segna la distanza tra il costo “raccontato” e quello reale. E perché introduce nel dibattito pubblico una cifra che cambia completamente la percezione dell’intervento.

Il costo nel tempo: milioni di euro fino al 2030

Se si allarga lo sguardo alla durata della legislatura, il quadro diventa ancora più significativo. Da qui al 2030, la spesa complessiva potrebbe oscillare tra circa 2 milioni e quasi 3 milioni di euro, a seconda della configurazione degli staff. Numeri che non emergono nel racconto politico immediato, ma che sono scritti nero su bianco nelle tabelle tecniche. Ed è proprio questa distanza tra comunicazione e realtà contabile a diventare terreno di scontro.

Lo scontro politico: tra “figure ibride” e difesa della maggioranza

Le opposizioni insistono su questo punto, parlando apertamente di aumento dei costi della politica e di introduzione di figure ibride, prive di una reale funzione amministrativa ma dotate di una struttura e di un peso economico rilevante. La maggioranza, al contrario, difende l’impianto sostenendo che si tratta di figure di coordinamento necessarie al funzionamento della macchina regionale. Ma il nodo resta quello dei numeri. Perché è lì che il confronto si irrigidisce e diventa politico.

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