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30 Marzo 2026
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Il No brucia ancora, Occhiuto avverte il centrodestra: “Senza giovani e diritti non si governa”

Sconfitta referendaria e cambio di rotta: il governatore della Calabria rilancia su innovazione, start up e fine vita. "Non basta difendere la riforma, serve capire chi ha votato No"

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Non una resa, ma una presa d’atto politica. Roberto Occhiuto legge così il risultato del referendum sulla giustizia e prova a spostare il baricentro del dibattito. In un intervento pubblicato su Il Foglio, il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia difende l’impianto della riforma Nordio, ma ammette che qualcosa, nella comunicazione e nella percezione pubblica, si è rotto. “La riforma della giustizia era nata per correggere storture evidenti e per contrastare una degenerazione correntizia che, nel tempo, ha contribuito a trasformare una parte della magistratura in una corporazione”, scrive Occhiuto.

Poi il passaggio chiave: “La campagna referendaria ha trasmesso a molti cittadini un’immagine diversa: non quella di un confronto serio sul provvedimento, bensì quella di uno scontro tra due blocchi”. E il risultato, secondo il governatore, è stato inevitabile: “Ai voti contrari per ragioni di merito si sono sommati anche voti di protesta”.

Il messaggio al centrodestra: capire chi ha detto No

Occhiuto non si limita alla difesa della riforma. Anzi, indica un problema politico più profondo che riguarda l’intera coalizione di governo. “Resto convinto della bontà dell’impianto della riforma Nordio, ma oggi il punto politico è un altro: il centrodestra deve capire come parlare a chi ha votato No pur non essendo di sinistra”.

Un passaggio che suona come un avvertimento interno, soprattutto alla luce di un dato che il governatore considera decisivo: la partecipazione dei giovani. “E soprattutto ai giovani, che in questo referendum hanno partecipato in modo significativo”.

Giovani, impresa e rischio: la ricetta di Occhiuto

Da qui la proposta politica. Un cambio di passo netto, quasi una piattaforma per l’ultimo anno di legislatura. “Il governo dovrebbe mostrarsi più moderno, più innovativo, più capace di parlare il linguaggio del futuro”.

Le parole chiave sono chiare: giovani, innovazione, rischio. Occhiuto entra nel merito: “Servono politiche fiscali orientate ai giovani, incentivi alle start up, regole meno punitive per chi fallisce dopo aver provato a mettere a terra un’idea innovativa”. E sintetizza in una frase che è anche un manifesto: “Un Paese che scoraggia il rischio scoraggia anche il talento”.

Il laboratorio Calabria: arriva il “reddito di merito”

Nel ragionamento del governatore c’è anche una declinazione territoriale. La Calabria come banco di prova. “Nella mia regione partirà a giugno il reddito di merito per gli studenti migliori che scelgono di iscriversi nelle università calabresi”. Un segnale politico preciso: trattenere cervelli, invertire la fuga dei giovani, costruire consenso su politiche concrete.

Diritti civili e fine vita: l’apertura che spiazza

Ma il passaggio più politico – e potenzialmente più divisivo – è quello sui diritti civili. “Anche temi come i diritti civili e il fine vita meritano di essere affrontati con più coraggio dai partiti del centrodestra”. Non un inseguimento alla sinistra, precisa Occhiuto: “Non per inseguire la sinistra, ma per dimostrare che una coalizione che vuole governare anche dopo il 2027 sa evolversi”. E chiude con una frase che pesa come una linea politica: “Misurarsi senza tabù con le sfide del nostro tempo”.

Forza Italia, il messaggio interno: “Basta tessere, servono idee”

Nel ragionamento di Occhiuto c’è anche un altro fronte, tutto interno a Forza Italia. Ed è forse quello più delicato. Il governatore non attacca direttamente, ma il segnale è chiarissimo: il partito deve cambiare pelle. “Tajani, dal suo punto di vista, vuole aprire il partito a forme di democrazia, io ne capisco lo spirito della proposta. Dico semplicemente che noi abbiamo 250mila tesserati, quanti ne ha Fratelli d’Italia, e abbiamo un po’ di voti in meno”. Il punto, per Occhiuto, è politico prima ancora che organizzativo: “Dovremmo tentare di avere qualche voto in più e avere un’attenzione minore al tesseramento, ai congressi”. E affonda: “Dobbiamo avere meno ansia per tesseramento e congressi e, forse, un po’ di ansia in più per le idee”. Una critica che si fa ancora più esplicita quando richiama il passato: “Di congressi sono morti i partiti tradizionali”.

Il modello Berlusconi e “l’aria fresca” nel partito

Il riferimento è chiaro e non casuale. Occhiuto richiama esplicitamente il modello di Silvio Berlusconi, contrapposto alla logica delle correnti e delle tessere. “Berlusconi non ha mai tenuto così tanto al tesseramento e i congressi per lui erano molto meno importanti di assemblee programmatiche e consultazioni con persone che stavano fuori dalla politica”.

E ancora: “Cercò di aprire il partito anche a chi non aveva mai fatto politica prima”. Da qui la linea per il futuro: “Noi dovremmo fare questo, dovremmo aprire le finestre del partito e fare entrare tanta aria fresca all’interno di Forza Italia”. Un messaggio che, più che una riflessione, suona come una richiesta di rifondazione.

Tajani non si tocca, ma “siamo tutti un po’ insufficienti”

Occhiuto però mette un argine alle possibili letture da resa dei conti interna. “In Forza Italia non è in discussione Tajani. Ha il merito di aver fatto sopravvivere il partito in questi anni complicati”. Ma subito dopo arriva la stoccata più politica: “Forse siamo tutti quanti un po’ insufficienti”.

Tradotto: il problema non è il leader, ma la classe dirigente nel suo complesso. E su una sua eventuale candidatura a un congresso chiarisce: non è questo il tema. Il tema è “dare nuovo smalto”, riportare Forza Italia a essere un motore di innovazione liberale e riformista.

Referendum, l’autocritica: “Disastro comunicativo”

Sul referendum, il tono si fa ancora più netto. “Qualcuno lo ha scritto e io lo condivido: è stato un disastro comunicativo”. Occhiuto salva il lavoro di Forza Italia, ma ammette una falla decisiva: “A volte non siamo riusciti a contrastare le fake news che venivano dall’altra parte” E individua l’errore strategico: “Abbiamo lasciato che si rappresentasse questa riforma come voluta da una parte politica che voleva affrancarsi dalla magistratura. Non era così”.

Calabria e voto No: “Gli elettori non sono pacchi”

C’è poi il dato territoriale, quello che riguarda direttamente la Calabria. “In Calabria le cose non sono andate bene, come ci aspettavamo, ma gli elettori non sono dei pacchi che si spostano da una parte all’altra”.

Occhiuto rifiuta letture semplicistiche e mette in fila un principio politico: ogni elezione ha una storia propria. Ma il punto vero resta quello già emerso: il rapporto con i giovani. “Tante preferenze per il No anche da parte dei giovani. Dobbiamo riconciliarci con una parte dell’elettorato giovanile”.

Il nodo politico: recuperare consenso (prima che sia tardi)

Alla fine, tutte le dichiarazioni convergono su un’unica linea: il centrodestra deve cambiare approccio, e in fretta. Tra errori di comunicazione, crisi di consenso tra i giovani e partiti ancora legati a logiche vecchie, il rischio è quello di non intercettare più una parte decisiva dell’elettorato. Occhiuto lo dice senza giri di parole: serve più politica e meno apparato, più idee e meno tessere. E soprattutto, serve tornare a parlare a un Paese che, nel referendum, ha già mandato un segnale chiaro.

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