È stata notificata a 61 persone la conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, a firma del Procuratore facente funzioni. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di violazioni delle norme contenute nel Testo unico sull’immigrazione.
Le accuse contestate
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, nonché indebita percezione del reddito di cittadinanza e di altre erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, sarebbero state predisposte false comunicazioni di assunzione e contratti di locazione fittizi, successivamente registrati presso l’Agenzia delle Entrate, per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Emergono inoltre episodi di finti matrimoni tra cittadini italiani, in alcuni casi anche ultrasettantenni, e giovani donne di origine magrebina, nonché ulteriori ipotesi di falso e rivelazione di segreto d’ufficio da parte di altri pubblici ufficiali.
Il sistema illecito e i nomi degli indagati
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un articolato sistema finalizzato a favorire la permanenza irregolare di cittadini extracomunitari sul territorio italiano. Secondo l’accusa, i promotori del sistema si sarebbero avvalsi anche della complicità “abituale” di un pubblico ufficiale. Si tratta di Michele Ugo Caruso, 63 anni, ispettore di Polizia Municipale di Lamezia Terme, in servizio all’ufficio indagini ambientali del Comando Polizia Locale del Comune, che avrebbe attestato falsamente la residenza degli stranieri nei verbali, consentendone l’iscrizione nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme. Coinvolto nell’inchiesta un altro pubblico ufficiale. Si tratta di Mario Fortunato Mazzei, 67 anni.
Tra gli indagati indagati figurano anche: Pasquale Perri, 61 anni; Antonio Sesto, 73 anni; Michele Muraca, 61 anni; Valeria Muraca, 38 anni; Franco Perri, 55 anni; Luigi Pingitore detto Luciano, 52 anni; Caterina Domenicano, 50 anni; Rosetta Gentile, 59 anni; Andrea Bevilacqua, 45 anni, tutti residenti a Lamezia Terme.
Il ruolo del patronato
Le investigazioni hanno consentito di individuare anche un patronato di Lamezia Terme, gestito da soggetti formalmente disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, che avrebbero invece tratto profitti illeciti offrendo servizi per la gestione di pratiche di assunzione fittizia a favore di cittadini stranieri.
Revoche e numeri dell’inchiesta
A seguito delle irregolarità accertate, a 55 soggetti è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza, ottenuto sulla base di dichiarazioni non veritiere circa la residenza in Italia da almeno dieci anni. Dei 61 indagati, 47 sono cittadini extracomunitari, mentre i restanti 14 sono italiani. Le indagini si trovano ora nella fase conclusiva, in vista delle eventuali determinazioni dell’autorità giudiziaria.
È stata notificata a 61 persone la conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, a firma del Procuratore facente funzioni. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di violazioni delle norme contenute nel Testo unico sull’immigrazione.
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, nonché indebita percezione del reddito di cittadinanza e di altre erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, sarebbero state predisposte false comunicazioni di assunzione e contratti di locazione fittizi, successivamente registrati presso l’Agenzia delle Entrate, per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Emergono inoltre episodi di finti matrimoni tra cittadini italiani, in alcuni casi anche ultrasettantenni, e giovani donne di origine magrebina, nonché ulteriori ipotesi di falso e rivelazione di segreto d’ufficio da parte di altri pubblici ufficiali.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un articolato sistema finalizzato a favorire la permanenza irregolare di cittadini extracomunitari sul territorio italiano. Secondo l’accusa, i promotori del sistema si sarebbero avvalsi anche della complicità “abituale” di un pubblico ufficiale. Si tratta di Michele Ugo Caruso, 63 anni, ispettore di Polizia Municipale di Lamezia Terme, in servizio all’ufficio indagini ambientali del Comando Polizia Locale del Comune, che avrebbe attestato falsamente la residenza degli stranieri nei verbali, consentendone l’iscrizione nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme. Coinvolto nell’inchiesta un altro pubblico ufficiale. Si tratta di Mario Fortunato Mazzei, 67 anni.
Tra gli indagati indagati figurano anche: Pasquale Perri, 61 anni; Antonio Sesto, 73 anni; Michele Muraca, 61 anni; Valeria Muraca, 38 anni; Franco Perri, 55 anni; Luigi Pingitore detto Luciano, 52 anni; Caterina Domenicano, 50 anni; Rosetta Gentile, 59 anni; Andrea Bevilacqua, 45 anni, tutti residenti a Lamezia Terme.
Le investigazioni hanno consentito di individuare anche un patronato di Lamezia Terme, gestito da soggetti formalmente disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, che avrebbero invece tratto profitti illeciti offrendo servizi per la gestione di pratiche di assunzione fittizia a favore di cittadini stranieri.
A seguito delle irregolarità accertate, a 55 soggetti è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza, ottenuto sulla base di dichiarazioni non veritiere circa la residenza in Italia da almeno dieci anni. Dei 61 indagati, 47 sono cittadini extracomunitari, mentre i restanti 14 sono italiani. Le indagini si trovano ora nella fase conclusiva, in vista delle eventuali determinazioni dell’autorità giudiziaria.
È stata notificata a 61 persone la conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, a firma del Procuratore facente funzioni. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di violazioni delle norme contenute nel Testo unico sull’immigrazione.
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, nonché indebita percezione del reddito di cittadinanza e di altre erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, sarebbero state predisposte false comunicazioni di assunzione e contratti di locazione fittizi, successivamente registrati presso l’Agenzia delle Entrate, per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Emergono inoltre episodi di finti matrimoni tra cittadini italiani, in alcuni casi anche ultrasettantenni, e giovani donne di origine magrebina, nonché ulteriori ipotesi di falso e rivelazione di segreto d’ufficio da parte di altri pubblici ufficiali.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un articolato sistema finalizzato a favorire la permanenza irregolare di cittadini extracomunitari sul territorio italiano. Secondo l’accusa, i promotori del sistema si sarebbero avvalsi anche della complicità “abituale” di un pubblico ufficiale. Si tratta di Michele Ugo Caruso, 63 anni, ispettore di Polizia Municipale di Lamezia Terme, in servizio all’ufficio indagini ambientali del Comando Polizia Locale del Comune, che avrebbe attestato falsamente la residenza degli stranieri nei verbali, consentendone l’iscrizione nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme. Coinvolto nell’inchiesta un altro pubblico ufficiale. Si tratta di Mario Fortunato Mazzei, 67 anni.
Tra gli indagati indagati figurano anche: Pasquale Perri, 61 anni; Antonio Sesto, 73 anni; Michele Muraca, 61 anni; Valeria Muraca, 38 anni; Franco Perri, 55 anni; Luigi Pingitore detto Luciano, 52 anni; Caterina Domenicano, 50 anni; Rosetta Gentile, 59 anni; Andrea Bevilacqua, 45 anni, tutti residenti a Lamezia Terme.
Le investigazioni hanno consentito di individuare anche un patronato di Lamezia Terme, gestito da soggetti formalmente disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, che avrebbero invece tratto profitti illeciti offrendo servizi per la gestione di pratiche di assunzione fittizia a favore di cittadini stranieri.
A seguito delle irregolarità accertate, a 55 soggetti è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza, ottenuto sulla base di dichiarazioni non veritiere circa la residenza in Italia da almeno dieci anni. Dei 61 indagati, 47 sono cittadini extracomunitari, mentre i restanti 14 sono italiani. Le indagini si trovano ora nella fase conclusiva, in vista delle eventuali determinazioni dell’autorità giudiziaria.









