Non episodi isolati, ma tasselli di uno stesso disegno. È questa la lettura che il Tribunale di Vibo Valentia, nella funzione di giudice dell’esecuzione, ha dato alla vicenda di Viola Inzillo, accogliendo l’istanza della difesa, rappresentata dagli avvocati Nazzareno Latassa e Vincenzo Cicino, e riconoscendo il vincolo della continuazione tra più reati di evasione. Il provvedimento, firmato dalla giudice Rosa Maria Luppino, arriva all’esito dell’udienza del primo aprile e ricostruisce in chiave unitaria tre diverse condanne, tutte ormai definitive, pronunciate tra il 2018 e il 2023 per fatti commessi a Gerocarne.
“Stesso schema, stessa tecnica”: la valutazione del giudice
Nel cuore della decisione c’è una valutazione netta: le condotte contestate risultano tra loro sovrapponibili, ripetute secondo uno schema operativo identico, senza elementi di reale discontinuità. Non cambia la natura del reato – sempre evasione – né cambiano le modalità concrete con cui viene realizzato. È proprio questa uniformità, unita alla vicinanza temporale dei fatti, che porta il Tribunale a escludere l’ipotesi di scelte autonome e scollegate tra loro. Al contrario, secondo il giudice, emerge un progetto criminoso originario, sviluppato nel tempo attraverso più episodi, ma riconducibile a una stessa matrice. La distinzione è centrale: non si tratta di una semplice inclinazione a commettere reati, ma di una programmazione unitaria, che lega le diverse condotte in un unico filo logico.
La pena rideterminata
Una volta riconosciuta la continuazione, il Tribunale ha ricalcolato la pena complessiva partendo dal reato ritenuto più grave, quello del luglio 2020, e applicando gli aumenti previsti per gli altri episodi. Il risultato è una pena complessiva di un anno e due mesi di reclusione, inferiore rispetto alla somma delle singole condanne considerate separatamente.
Il passaggio sul procedimento “Black Wind”
Il nome di Viola Inzillo era salito alla ribalta della cronaca giudiziaria nel procedimento penale noto come “Black Wind”, relativo a fatti avvenuti nell’area delle Preserre vibonesi. In quel procedimento era stata assolta dall’accusa di tentato omicidio, mentre residuavano contestazioni legate al riciclaggio di armi, successivamente ridimensionate con l’esclusione dell’aggravante mafiosa da parte della Cassazione. Si tratta di un elemento che non incide sulla decisione del giudice dell’esecuzione, ma che contribuisce a delineare il contesto giudiziario complessivo in cui si inserisce il provvedimento.







