C’è una flotta che si prepara a salpare lungo tutta la penisola. Si chiama Global Sumud Flotilla ed è un’iniziativa che coinvolge decine di porti italiani, da Livorno a Trieste, da Napoli ad Ancona, fino a Bari e alla Calabria. L’obiettivo dichiarato è raggiungere Gaza via mare, attraversando il Mediterraneo con una mobilitazione che, secondo gli organizzatori, non ha precedenti.
Si parla di almeno cento imbarcazioni e migliaia di partecipanti provenienti da circa cinquanta Paesi, un progetto che ambisce a unire dimensione umanitaria e presenza civile internazionale. La rotta prevede un passaggio dalla Sicilia prima dell’approdo finale verso la Striscia.
Non solo aiuti: la missione cambia forma
Nelle parole dei promotori, l’iniziativa segna un cambio di passo rispetto alle precedenti esperienze. “L’obiettivo non è più limitato a portare aiuti umanitari e rompere il blocco navale”, spiegano gli organizzatori della Global Sumud Flotilla in una nota diffusa alla vigilia delle partenze.
Il blocco marittimo su Gaza viene definito “illegittimo secondo il diritto internazionale” e accusato di essere tollerato o ignorato da diversi governi occidentali, inclusa l’Italia. La flotilla, sostengono, nasce anche su richiesta della popolazione palestinese e coinvolge non solo attivisti, ma figure professionali come medici, costruttori ed educatori, chiamati a contribuire alla ricostruzione.
Le critiche politiche e il contesto internazionale
Il linguaggio utilizzato dai promotori è esplicitamente politico. Nel comunicato si contrappone la missione a quello che viene definito il progetto “Riviera di Gaza”, attribuito al cosiddetto Board of Peace legato a Donald Trump e Jared Kushner. Un piano descritto come orientato a interessi turistico-finanziari e, secondo gli organizzatori, distante dalle esigenze della popolazione locale.
Nel testo si leggono anche critiche dirette al ruolo dell’Italia nel contesto internazionale. In particolare viene citata Leonardo S.p.A., società partecipata dallo Stato, accusata – sulla base di un dossier attribuito a Rossana De Simone per la campagna BDS – di collaborazioni nel settore militare con Israele, tra cui produzione di droni, radar e sistemi di sicurezza.
Gli organizzatori affermano inoltre che, nonostante le dichiarazioni ufficiali del governo italiano che esprimono “grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti” dei conflitti in Medio Oriente, proseguirebbero forniture militari e attività logistiche legate al transito di materiali bellici attraverso porti italiani.
La tappa calabrese: incontro pubblico a Reggio
In Calabria, uno dei momenti centrali è previsto per venerdì 10 aprile, a partire dalle 16:30, presso il CSOA Angelina Cartella a Gallico, nel territorio di Reggio Calabria. L’evento fungerà da punto di incontro tra cittadini, attivisti e membri dell’equipaggio.
È annunciata una conferenza stampa pubblica con la partecipazione dell’equipaggio della barca SNAP, già coinvolta nella missione dell’anno precedente. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, l’imbarcazione era stata danneggiata durante un attacco avvenuto al largo di Creta, circostanza che aveva impedito il proseguimento del viaggio.
L’appuntamento prevede anche interventi pubblici e momenti informativi aperti alla cittadinanza, inseriti nel calendario di iniziative che accompagneranno le partenze dai diversi porti italiani.
Una mobilitazione diffusa lungo la penisola
La Global Sumud Flotilla si presenta come una mobilitazione coordinata su scala nazionale, con eventi paralleli organizzati in più città. L’intento dichiarato è quello di unire partecipazione civile, pressione politica e intervento umanitario in un’unica iniziativa.
Le partenze saranno accompagnate da incontri pubblici, concerti e momenti di confronto, con la presenza di personalità e realtà associative che sostengono il progetto.
Una missione osservata con attenzione
L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale complesso e altamente sensibile. Le affermazioni degli organizzatori, così come le accuse rivolte a governi e aziende, riflettono una posizione politica precisa e sono parte del dibattito pubblico in corso. La partenza della Flotilla e il suo eventuale arrivo rappresenteranno un banco di prova sia sul piano operativo sia su quello diplomatico, con possibili implicazioni che verranno valutate nelle sedi istituzionali e internazionali competenti.








