In un’Aula della Camera gremita e carica di elettricità, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sgombrato il campo dalle ipotesi di crisi suscitate dall’esito del recente referendum sulla giustizia. Con un discorso improntato alla resilienza politica, la Premier ha escluso categoricamente dimissioni o rimpasti, ribadendo l’impegno a completare la legislatura: “Governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”. Rivolgendosi ai banchi dell’opposizione, Meloni ha rivendicato il valore della sconfitta referendaria come stimolo per una nuova fase: “Un “Sì” ti conferma, ma un “No” ti riaccende. Ti impone di riflettere e rimettere tutto in discussione per una nuova spinta”.
Politica estera e il nodo Iran-USA
Il capitolo internazionale è stato uno dei più delicati dell’informativa. La Premier ha respinto con vigore le accuse di subalternità verso l’amministrazione Trump, definendo la collocazione atlantica dell’Italia come un asse immutato da ottant’anni. Meloni ha però marcato una distinzione netta sulla crisi in Iran, operazione che l’Italia “non ha condiviso e a cui non ha partecipato”, citando il caso Sigonella come prova di autonomia nazionale. Sul fronte mediorientale, ha espresso un cauto ottimismo per la tregua mediata dal Pakistan, pur avvertendo che l’Iran non dovrà imporre extradazi nel corridoio di Hormuz, scenario che avrebbe “conseguenze economiche imponderabili”.
Le opposizioni unite: “Governo in crisi irreversibile”
La replica delle minoranze è stata durissima e corale. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha ribaltato la narrativa della Premier: “La sfida l’hai già persa perché hai sfidato la Costituzione e il popolo sovrano ti ha battuto nelle urne”. La leader dem ha accusato il governo di essere distante dal “Paese reale”, citando il calo degli stipendi e l’allineamento a politiche internazionali belliciste. Sulla stessa linea Giuseppe Conte (M5S), che ha liquidato l’intervento come una “realtà mitologica”, e Riccardo Magi (+Europa), secondo cui l’esecutivo ha ormai esaurito la spinta propulsiva, entrando in una fase di “crisi irreversibile”.
Sicurezza, Piano Casa e scintille in Aula
Non sono mancati gli annunci programmatici, come il Piano Casa atteso per il 1° maggio, con l’obiettivo di 100mila alloggi in dieci anni, e l’assunzione di 10.000 ausiliari per le forze dell’ordine. Tuttavia, la cronaca parlamentare è stata segnata da momenti di forte tensione: le opposizioni hanno protestato vivacemente per l’espulsione dei deputati che avevano occupato la sala stampa contro la conferenza sulla “Remigrazione”. Lo scontro ha toccato l’apice quando la Premier ha abbandonato l’Aula durante l’intervento di Marco Grimaldi (AVS), in risposta a riferimenti su vicende societarie legate al sottosegretario Delmastro.













