Una borsa smarrita, piena di denaro, documenti personali, carte bancarie e perfino password annotate, diventa il banco di prova di un gesto semplice quanto raro. A Rende, un ragazzo egiziano di 13 anni, durante una passeggiata con i genitori, non ha avuto dubbi: restituire tutto al legittimo proprietario.
Il giovane, ospite del progetto SAI della Provincia di Cosenza e residente con la famiglia nella città calabrese, ha agito con prontezza. Insieme ai genitori ha cercato un contatto utile all’interno della borsa, trovando un numero di telefono. La chiamata è partita subito, e in breve tempo la restituzione è stata completata: integra, senza che mancasse nulla.
L’incontro in Provincia e il riconoscimento ufficiale
Il giorno successivo, nella sede della Provincia di Cosenza, il ragazzo è stato ricevuto dal presidente Biagio Faragalli, che ha voluto congratularsi personalmente. Durante l’incontro, gli è stata consegnata una medaglia come segno concreto di riconoscimento.
“Si tratta di un gesto che merita di essere raccontato e valorizzato – ha dichiarato Faragalli nel corso della cerimonia del 8 aprile 2026 presso la Provincia di Cosenza -, perché rappresenta un esempio autentico di integrità e senso civico“. Il presidente ha inoltre sottolineato come episodi simili contribuiscano a riequilibrare una narrazione spesso sbilanciata in senso negativo.
Le reazioni istituzionali e il valore simbolico
Anche l’amministrazione comunale di Rende, guidata dal sindaco Sandro Principe, ha espresso apprezzamento attraverso una nota ufficiale diffusa nella stessa giornata. Il Comune ha evidenziato come la vicenda contribuisca a superare stereotipi e pregiudizi legati al fenomeno migratorio, sottolineando il valore concreto di un gesto che parla di integrazione riuscita.
Nel comunicato, l’ente ha rimarcato che la maggior parte delle persone accolte sul territorio è composta da individui onesti, orientati a costruire il proprio futuro e a contribuire attivamente alla comunità locale.
Un episodio che diventa caso pubblico
Il gesto del giovane egiziano, inserito nel contesto del progetto di accoglienza SAI, assume così una dimensione pubblica. Non solo un atto individuale, ma un episodio che viene riconosciuto dalle istituzioni come segnale positivo.








