Il gruppo di estrema destra Lealtà Azione interviene con fermezza per respingere le ricostruzioni emerse in seguito alla vasta inchiesta della Dda di Milano sul mondo ultras. In un’intervista rilasciata al giornalista Klaus Davi, il portavoce del movimento Federico Martinello ha negato categoricamente qualsiasi intenzione di voler attuare una “scalata” ai vertici della Curva Nord interista. Il chiarimento arriva in un momento delicato, dopo che gli accertamenti investigativi hanno acceso i riflettori sui contatti tra esponenti del gruppo e figure di spicco del tifo nerazzurro, tra cui Antonio Bellocco, ucciso lo scorso settembre. Martinello ha sottolineato la distanza del gruppo dalle vicende giudiziarie: “Non è assolutamente vero che vogliamo conquistare il controllo della Curva Nord. Come puoi aver letto dalle carte processuali, non c’è una sola persona all’interno di tutto il gruppo allargato “Lealtà Azione”, “Hammerskin” o chiunque altro che è finita a giudizio”.
Il ruolo di Mimmo Bosa e l’assenza di fini di lucro
Durante il colloquio, il portavoce ha risposto anche in merito alla figura di Mimmo Bosa e ai presunti incontri con Bellocco, ribadendo che la presenza del gruppo allo stadio non è legata a logiche di potere o di profitto. Secondo Martinello, la scelta di mantenere un profilo basso non è il preludio a una futura presa di comando. “Non so chi lo dice. Comunque non è quello che vogliamo fare noi, non vogliamo prendere il controllo della Curva. Abbiamo gente come Mimmo Bosa che ha la testa per conquistare qualsiasi cosa. Vuole conquistarla? No. Evidentemente ognuno sta bene dove sta”, ha dichiarato il portavoce. La difesa del movimento si poggia sulla dichiarata assenza di interessi commerciali legati al merchandising o ad altre attività lucrative tipiche di alcuni settori del tifo organizzato: “Non abbiamo mai venduto magliette, non abbiamo mai fatto business, non c’è nessun tipo di merchandising. Noi non vogliamo scalare la Curva”.
La rottura con la Curva Nord e lo striscione unico
Un punto centrale del dibattito ha riguardato la decisione di Lealtà Azione di separarsi dal resto della tifoseria organizzata per quanto concerne l’esposizione dei simboli. La scelta di non aderire allo “striscione unico” della Curva Nord viene rivendicata come un segno di autonomia e distacco dalle dinamiche finite sotto la lente della magistratura. “Abbiamo scelto di non appoggiare lo striscione unico, come hai potuto leggere da tutte le carte” ha spiegato Martinello. Nonostante le sollecitazioni dell’intervistatore sugli ingenti volumi d’affari che ruotano attorno allo stadio, il portavoce ha concluso con una nota polemica: “A parte che io non penso che ci siano soldi in questo momento perché se ci fossero soldi il problema non sarebbe nostro ma sarebbe della questura, probabilmente. Evidentemente, secondo me, non hai letto bene e non ti sei occupato abbastanza del tutto perché altrimenti non staresti neanche facendo queste domande. Ad ogni modo questo non ci interessa”.








