Il dibattito politico si infiamma attorno ai presunti rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e contesti legati alla criminalità organizzata. Giuseppe Conte, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha definito il capitolo tutt’altro che chiuso, sollecitando risposte concrete da parte della Presidente del Consiglio. Il riferimento del leader pentastellato va oltre il caso Delmastro, citando l’inchiesta “Hydra” di Milano e criticando la linea difensiva adottata dalla Premier: “Non può continuare a rispondere che è entrata in politica quando c’è stato il delitto Borsellino, questo l’ha detto la prima volta, la ventesima volta non è sufficiente se sei responsabile di un partito. Il delitto Borsellino è stato illo tempore, oggi non sei solo presidente del Consiglio, sei leader di un partito”.
Il j’accuse sulla Presidenza della Commissione Antimafia
Uno dei punti di maggior attrito riguarda l’affidabilità della Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo. Conte ha ribadito la richiesta di dimissioni della deputata, motivandola con i legami e le frequentazioni emerse nel tempo, a partire dalla nota foto con l’ex Nar Luigi Ciavardini: “Non era un selfie casuale perché l’atteggiamento era affettuoso”. Il leader del M5S ha poi sollevato una questione di trasparenza legata alle parentele della Presidente, sostenendo che eventuali situazioni di potenziale conflitto d’interesse avrebbero dovuto essere dichiarate sin dal momento della designazione: “Se io ho uno zio condannato per essere stato disponibile a un clan camorristico, lo dichiaro per evitare un conflitto d’interesse. Non c’è stato nessun ripudio, come secondo me andrebbe fatto, e non c’è stata questa dichiarazione, lo abbiamo saputo dopo uno due anni”.
Un’istituzione definita “compromessa”
Secondo l’analisi di Conte, la gestione della Commissione ha perso i requisiti di terzietà necessari per svolgere il proprio compito istituzionale. Il riferimento è anche ai tentativi della maggioranza di estromettere figure come Scarpinato e De Raho, esponenti di punta del Movimento con un lungo passato nella magistratura inquirente. Questo insieme di fattori, secondo l’ex Premier, delinea un quadro allarmante: “Il quadro di una direzione imparziale, responsabile e autorevole è già compromessa”. Conte conclude sottolineando che, in assenza di un’effettiva indipendenza dell’organo parlamentare, non è possibile delegare alla sola Commissione il compito di fare luce sulle zone d’ombra che lambiscono la politica.








