Rione Barracche. Per mezzo secolo è stato il regno del degrado. La periferia abbandonata di Tropea. Duecento persone vivevano in condizioni di gravissimo disagio. Per anni ci siamo scontrati come giornalisti, anche in maniera violenta, con i sindaci che si sono alternati alla guida del Comune. Per fortuna le cose stanno per cambiare.
Venti milioni per la riqualificazione
Sembrerebbe che i lavori di riqualificazione dell’agglomerato urbano siano in dirittura d’arrivo. Noi siamo come San Tommaso: se non vediamo non crediamo.
Per riqualificare quest’area il Comune ha investito circa 20 milioni di euro. E pensare che ben dieci amministrazioni comunali non erano riuscite ad eliminare questa sacca di degrado che era sotto gli occhi di tutti.
Il Rione e le sue ferite
Rione Barracche è un insediamento di case popolari che, pur trovandosi a poche centinaia di metri dal centro cittadino, rappresenta uno degli angoli più abbandonati della tanto osannata “Perla del Tirreno”.
Mezzo secolo è trascorso da quando i residenti del Rione, un tempo quasi tutti pescatori, avevano chiesto ai sindaci, che si sono alternati alla guida del palazzo Municipale, interventi di riqualificazione delle sei grandi palazzine in cui erano costretti a vivere.
Il “miracolo” degli ultimi tre anni
Il “miracolo” si è materializzato da tre anni a questa parte. In particolare da quando l’ex governance comunale, guidata dal sindaco Nino Macrì, aveva accolto le richieste delle duecento persone che vivono nello storico quartiere che si trova a ridosso di Viale della Libertà.
Prima degli interventi di riqualificazione gli alloggi che ospitano le famiglie rischiavano di cadere a pezzi per mancanza di manutenzione. Molti balconi di questi immobili erano puntellati con grosse impalcature di acciaio per non crollare.
I fondi e il lavoro tecnico
Stando a quanto aveva annunciato l’ex primo cittadino, con i 20 milioni disponibili doveva essere recuperato l’intero Rione e le restanti palazzine popolari che si trovano nella cintura urbana di Tropea.
Alla risoluzione della grave emergenza avevano lavorato con grande impegno il sindaco Macrì e il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Gabriele Crisafio. Quest’ultimo si era dovuto sobbarcare una mole di lavoro non indifferente per mettere ordine nella documentazione richiesta per poter accedere ai fondi che sono arrivati direttamente dalla Regione.







