Si è riunita nella sala del Consiglio comunale di Vibo Valentia la Conferenza dei sindaci dell’Azienda sanitaria provinciale, convocata dal presidente Salvatore Fortunato Giordano. Presenti numerosi amministratori del territorio, insieme al Comitato consultivo aziendale e al Forum del Terzo settore. In apertura, il saluto alla Commissione straordinaria uscente e gli auguri di buon lavoro al nuovo commissario dell’Asp Vittorio Sestito. Un passaggio istituzionale che si intreccia con un momento delicato: l’uscita della Regione Calabria dal commissariamento della sanità. Ma è sulla delibera n. 176 dell’8 aprile 2026 che si accende il confronto. E da subito emerge una posizione condivisa: netta contrarietà alla riduzione dei servizi di guardia medica.
“Un atto assurdo”: la contestazione dei sindaci
Il primo a intervenire è Marco Martino, sindaco di Capistrano, che definisce la delibera “un atto assurdo e intempestivo”. Nel mirino la riduzione dei servizi in territori già segnati da difficoltà strutturali, come le Preserre, aggravate da dissesti e problemi alla viabilità.
Una linea che trova subito sponda negli altri amministratori. Il sindaco di Polia, Luca Alessandro, chiede la revoca del provvedimento e propone un reclutamento continuo di medici attraverso bandi aperti. Per Giuseppe Condello, sindaco di San Nicola da Crissa, non si tratta di razionalizzazione ma di un vero e proprio “taglio dei servizi”, senza chiarezza sulla destinazione dei risparmi. Anche da Serra San Bruno arriva un no deciso. La vicesindaca Rosanna Federico contesta criteri e impostazione, giudicando la delibera “avulsa dalla realtà dei territori”.
Territori fragili e servizi già carenti
Il tema che attraversa tutti gli interventi è lo stesso: la distanza tra i numeri delle delibere e la realtà quotidiana dei cittadini. Il sindaco di Fabrizia, Francesco Fazio, denuncia una situazione già critica: guardia medica presente solo 17 giorni al mese, assenza di pediatra e carenza di medici di base. In questo contesto, ipotizzare ulteriori riduzioni appare, secondo le sue parole, “assolutamente inaccettabile”.
Dai territori emergono criticità concrete: strade interrotte, tempi di percorrenza aumentati, popolazione anziana con difficoltà negli spostamenti. Il sindaco di Simbario, Gennaro Crispo, avverte che la chiusura dei presidi territoriali rischia di trasformarsi in un boomerang, con un conseguente sovraccarico dei pronto soccorso.
Il nodo: medici pochi e mal pagati
Tra le motivazioni alla base della delibera, la carenza di medici. Ma su questo punto i sindaci ribaltano la prospettiva. Secondo Martino, il problema non è l’assenza di professionisti, ma la mancanza di incentivi adeguati: “Nessuno può pensare che un medico accetti incarichi con poche risorse e grandi responsabilità”. Una posizione condivisa da più amministratori, che chiedono contratti più attrattivi e una programmazione seria del reclutamento.
Verso lo scontro istituzionale
Il livello dello scontro si alza con l’intervento del sindaco di Dasà, Raffaele Scaturchio, che annuncia la possibilità di un ricorso al Tar. Un segnale della tensione crescente tra territori e governance sanitaria. Allo stesso tempo, diversi sindaci chiedono un cambio di metodo: più confronto preventivo e coinvolgimento diretto nelle decisioni che riguardano l’organizzazione dei servizi. Il sindaco di Drapia, Alessandro Porcelli, sintetizza la linea: “La delibera non va bene, serve una proposta condivisa che risponda alle esigenze reali dei cittadini”.
La decisione: richiesta unanime di revoca
Al termine della seduta, la Conferenza dei sindaci assume una posizione unitaria. Il verbale diventa documento ufficiale di richiesta da trasmettere al commissario Vittorio Sestito. La linea è chiara: revoca della delibera, sospensione immediata degli effetti e avvio di un confronto con i territori. È già stata fissata una nuova riunione per il 17 aprile, nella quale il tema tornerà al centro del dibattito. Con un punto fermo: nessuna riduzione dei servizi sanitari essenziali in un territorio che, secondo i sindaci, vive già una condizione di forte fragilità.




