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14 Aprile 2026
14 Aprile 2026
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Processo Hydra, slittano le motivazioni della sentenza sulla “super-mafia” lombarda

Il gup di Milano dispone una proroga di tre mesi per la complessità dell'inchiesta sull'alleanza tra Cosa Nostra, Camorra e 'Ndrangheta

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Ci vorrà ancora del tempo per conoscere nel dettaglio le ragioni giuridiche che hanno portato alle pesanti condanne del maxi processo “Hydra”.
Il deposito delle motivazioni della sentenza, inizialmente atteso per questi giorni, ha subito uno slittamento significativo. Il giudice per l’udienza preliminare di Milano, Emanuele Mancini, ha infatti disposto una proroga di 90 giorni, fissando il nuovo termine per il prossimo luglio.
La decisione è figlia della straordinaria complessità del procedimento, che vede al centro un’inedita coalizione criminale capace di mettere allo stesso tavolo esponenti di spicco delle principali organizzazioni mafiose italiane per spartirsi gli affari in Lombardia.

I numeri del rito abbreviato e la condanna record per Massimo Rosi

Il primo capitolo giudiziario di questa inchiesta si era chiuso il 12 gennaio scorso con il rito abbreviato, una procedura che ha riguardato 80 imputati. In quell’occasione, il giudice ha inflitto condanne a 62 persone con pene che raggiungono i 16 anni di reclusione. La sanzione più severa è stata stabilita per Massimo Rosi, indicato dagli inquirenti come una figura di vertice della ‘ndrangheta.
Il bilancio del primo grado ha visto inoltre l’assoluzione di 18 persone, mentre 9 imputati hanno scelto la strada del patteggiamento e altri 11 sono stati prosciolti durante la fase dell’udienza preliminare.
L’intera indagine, coordinata dalla DDA milanese e condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo, coinvolge complessivamente 145 persone, fotografando un sistema criminale ramificato e pericolosissimo.

Il filone ordinario e le rivelazioni dei pentiti sui rapporti con la politica

Mentre si attende il deposito dei documenti relativi all’abbreviato, l’attenzione si sposta ora sul processo con rito ordinario. Il dibattimento a carico di altri 45 imputati riprenderà il prossimo 30 aprile davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. Questa tranche del processo promette di essere particolarmente delicata, poiché sono già stati depositati i verbali di cinque collaboratori di giustizia.
I pentiti hanno reso dichiarazioni pesanti che toccano non solo le dinamiche interne alle cosche, ma anche i presunti rapporti tra la criminalità organizzata e il mondo della politica. Su questi passaggi specifici, tuttavia, gli investigatori mantengono ancora il massimo riserbo, avendo depositato atti in gran parte omissati per non compromettere ulteriori filoni d’indagine.

La strategia della Dda milanese contro il patto tra le mafie

L’inchiesta Hydra rappresenta un punto di svolta nel contrasto alle mafie al Nord. Sotto il coordinamento del procuratore Marcello Viola e dei sostituti Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, il lavoro degli inquirenti ha cercato di scardinare quella che viene definita come una “struttura confederata”.
In questo scenario, gli interessi economici avrebbero superato le storiche divisioni tra i clan calabresi, siciliani e campani, creando un unico sistema d’affari capace di infiltrarsi nel tessuto produttivo lombardo. La proroga per le motivazioni conferma quanto sia arduo per la magistratura ricostruire in una sentenza i legami di una rete così vasta e articolata, che sfida la tradizionale concezione dei confini tra le diverse mafie italiane.

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