In Calabria il gioco d’azzardo continua a registrare numeri in aumento. Secondo i dati del Ministero dell’Economia elaborati da Libera, nel 2025 sono stati spesi oltre 6,17 miliardi di euro, in crescita rispetto ai circa 5,7 miliardi dell’anno precedente. La spesa media annua per abitante si attesta intorno ai 3.377 euro, considerando l’intera popolazione, anche se il gioco è vietato ai minori.
Cosenza prima per volume di gioco
A livello territoriale, la provincia di Cosenza si conferma quella con il volume più alto, superando i 2,1 miliardi di euro giocati. Seguono Reggio Calabria con circa 1,8 miliardi e Catanzaro con oltre un miliardo.
Numeri più contenuti, ma comunque rilevanti, si registrano nelle province di Crotone e Vibo Valentia, entrambe sopra i 500 milioni di euro.
Il business delle mafie nel gioco d’azzardo
Il dossier evidenzia come il settore rappresenti uno dei principali ambiti di interesse per la criminalità organizzata. Le mafie sfruttano il gioco d’azzardo per diverse attività, tra cui il riciclaggio di denaro, l’imposizione di apparecchiature nei locali e l’usura nei confronti dei giocatori in difficoltà. In questo contesto, la ’ndrangheta continua a esercitare un ruolo dominante.
39 clan coinvolti secondo il dossier “Azzardomafie”
Analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia tra il 2010 e il 2024, il rapporto “Azzardomafie” individua 39 clan attivi nel settore, sia in attività illegali sia attraverso canali formalmente regolari. Un dato che conferma la forte permeabilità del comparto al controllo delle organizzazioni criminali.
Libera: “Servono misure più incisive”
A lanciare l’allarme è Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera, che sottolinea la necessità di interventi più efficaci. “Mentre da un lato si aumentano le offerte di gioco, dall’altro si registra una riduzione degli strumenti di prevenzione e cura”, afferma, evidenziando uno squilibrio che favorisce le mafie.
Borrello chiede un rafforzamento della normativa regionale, con misure più restrittive e un’attenzione maggiore alla tutela delle persone, soprattutto in un contesto sociale fragile come quello calabrese.






