Non è stato un semplice regolamento di conti, ma una vera e propria esecuzione in stile mafioso che ha portato i codici della criminalità calabrese nel cuore dell’Abruzzo. La Corte d’Assise di Chieti ha depositato le motivazioni della sentenza che condanna all’ergastolo Cosimo Nobile (esecutore materiale) e Natale Ursino, ritenuto il mandante dell’agguato al “Bar del Parco” di Pescara.
Il delitto dell’architetto Walter Albi e il ferimento di Luca Cavallito, avvenuti il primo agosto 2022, affondano le radici in un contesto di narcotraffico internazionale e promesse non mantenute.
La trappola del boss di Locri e il monito mafioso
Secondo i giudici, Natale Ursino, originario di Locri e legato ad ambienti della ’ndrangheta (attualmente irreperibile), ha agito come un esperto adescatore.
Le vittime sono state attirate in un appuntamento fittizio con il pretesto di una compravendita di preziosi e di un prestito. Ursino avrebbe mantenuto i contatti in chat con Albi e Cavallito fino al momento esatto degli spari, coordinando l’azione del killer.
Il profilo criminale di Ursino emerge in tutta la sua ferocia: per intimidire le vittime, l’uomo aveva mostrato loro video di esecuzioni mafiose, un monito esplicito per ricordare che “chi sbaglia paga” secondo le regole d’onore dei clan.
Una ritorsione estrema nata dai debiti di droga
L’agguato è stato definito dalla Corte come “un’estrema ritorsione e punizione per le plurime perdite subite” e per il mancato rispetto degli impegni finanziari. Il movente è chiaro: un ingente debito di droga mai saldato e la rottura violenta dei rapporti tra i soggetti coinvolti.
Nobile, autore materiale degli spari, è stato incastrato dal riconoscimento certo di Cavallito, sopravvissuto miracolosamente, e dalle immagini di videosorveglianza. Per i giudici, il quadro probatorio a carico dei due condannati è “univoco e insuperabile”, nonostante i tentativi di depistaggio e l’inquinamento probatorio messi in atto da soggetti terzi per proteggere i responsabili.






