La crisi della pesca passa dalle reti ai tavoli istituzionali. Questa mattina, in municipio, a Palazzo Bianchi, il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, ha incontrato i pescatori di Schiavonea, in protesta contro l’impennata del costo del gasolio.
Un confronto diretto, senza filtri, che ha fatto emergere tutta la difficoltà di un settore ormai al limite della sostenibilità economica.
“Ho aperto le porte alla nostra marineria in protesta contro il caro carburante”, ha dichiarato Stasi, introducendo il senso dell’incontro.
“Con il carburante al doppio non conviene lavorare”
Il nodo è tutto nei costi. E le parole del sindaco restituiscono con chiarezza la portata del problema.
“Le conseguenze nefaste di questa folle guerra colpiscono direttamente i nostri settori produttivi”, afferma.
Poi entra nel merito: “Con il gasolio al doppio del prezzo per molti pescatori non vale la pena uscire in mare”.
Una realtà che si traduce in barche ferme e giornate di lavoro perse, con effetti a catena sull’intera economia costiera.
Ristori bloccati e fondi da sbloccare subito
Alla crisi energetica si somma quella burocratica. I pescatori, infatti, attendono ancora risposte concrete sul fronte degli aiuti.
“Serve – aggiunge il primo cittadini – dare subito ristoro alle marinerie, a partire dalla erogazione delle somme relative ai fermi biologici, ferme al 2022”. Ma serve anche “automatizzare le procedure di erogazione dei FEAMPA, senza aspettare la prossima campagna elettorale”. Un richiamo netto alla necessità di accelerare i tempi e rendere strutturali i sostegni.
La lettera al Governo e alla Regione
A seguito dell’incontro, il sindaco ha scritto al ministro Francesco Lollobrigida e all’assessore regionale Gianluca Gallo per segnalare la gravità della situazione. L’obiettivo è ottenere interventi immediati, prima che la crisi diventi irreversibile per molte imprese del settore.
Un malessere che attraversa tutto il Sud
Quella di Schiavonea non è una vertenza isolata. È il sintomo di un disagio più ampio che attraversa l’intero comparto della pesca.
Dalla Calabria alla Sicilia cresce il malcontento delle marinerie, strette tra costi fuori controllo e sostegni che tardano ad arrivare. E mentre le istituzioni provano a rincorrere l’emergenza, la protesta rischia di alzare il livello.
Tra le ipotesi che circolano, sempre più insistentemente, c’è quella di una mobilitazione eclatante: i pescatori calabresi e siciliani valutano il blocco dello Stretto di Messina, uno snodo strategico per il traffico marittimo.
Un segnale forte, che darebbe visibilità nazionale a una crisi che parte dal mare ma coinvolge l’intero sistema produttivo.






