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26 Aprile 2026
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Referendum sullo Statuto, il comitato attacca la Regione: “Democrazia congelata per salvare le poltrone”

Dopo i rilievi della Corte dei conti sulla copertura finanziaria, "Non a nostre spese" denuncia lo stop all’iter referendario. Presentati esposti in Procura e alla magistratura contabile: chiesto anche il sequestro degli atti

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Il referendum contro le modifiche allo Statuto regionale resta fermo. E attorno a questo stop si consuma un nuovo scontro politico e istituzionale in Calabria. Il comitato “Non a nostre spese”, promotore dell’iniziativa referendaria depositata il 30 marzo, denuncia una paralisi che, a suo giudizio, impedisce ai cittadini di esercitare il proprio diritto di pronunciarsi sulla riforma.

Secondo il comitato, mentre la Giunta regionale va avanti sulle nomine legate al nuovo assetto istituzionale, la macchina del referendum sarebbe rimasta bloccata per la mancata adozione degli atti necessari ad avviare concretamente la raccolta firme. Una situazione che viene definita come una vera sospensione della democrazia diretta. “La democrazia calabrese viene deliberatamente congelata attraverso l’omissione degli atti necessari a far partire il referendum contro la moltiplicazione delle poltrone”, afferma il comitato.

I rilievi della Corte dei conti

Al centro della contestazione ci sono anche i rilievi della Corte dei conti sulle recenti modifiche normative. Secondo quanto sostenuto da “Non a nostre spese”, i magistrati contabili avrebbero evidenziato la mancanza di una adeguata copertura finanziaria, mettendo in discussione la clausola di invarianza finanziaria richiamata dalla Regione.

Il comitato parla di un passaggio politico e amministrativo molto grave, perché proprio l’assenza di risorse diventerebbe, nella sua lettura, il nodo che impedisce l’attuazione del referendum. “La Corte ha polverizzato la presunta invarianza finanziaria dichiarata dalla Regione”, sostiene il comitato, secondo cui questo rappresenterebbe “la prova oggettiva che la democrazia diretta è stata ridotta a una scatola vuota, deliberatamente priva delle risorse necessarie per essere attuata”.

Le nomine e il nodo dei costi

Il fronte più duro riguarda il tema delle nomine e dei relativi costi. Il comitato contesta alla Regione di bloccare il referendum richiamando problemi economici, mentre nello stesso tempo procederebbe con l’attuazione della riforma e con le scelte politiche conseguenti.

Secondo “Non a nostre spese”, il nuovo assetto comporterebbe un costo stimato in oltre un milione di euro l’anno, tra indennità e strutture di gabinetto. Una cifra che il comitato contrappone alla mancata partenza del percorso referendario. “Mentre il referendum viene congelato col pretesto dei costi, la Giunta procede spedita con le nomine, smentendo nei fatti ogni dichiarazione di risparmio”, afferma ancora il comitato. E aggiunge: “Denaro pubblico già impegnato per riforme che i cittadini hanno il diritto costituzionale di respingere”.

Gli esposti in Procura e alla Corte dei conti

La vicenda è già approdata sul piano giudiziario e contabile. Il comitato riferisce di avere depositato una denuncia alla Procura della Repubblica e alla Procura contabile, chiedendo anche il sequestro preventivo degli atti di nomina.

La contestazione riguarda l’inerzia che, secondo i promotori, starebbe impedendo materialmente la raccolta firme. Nel mirino finisce in particolare la mancata pubblicazione sul Burc, passaggio ritenuto decisivo per consentire l’avvio del percorso referendario. “Il sospetto è che dietro la mancata pubblicazione sul Burc ci sia solo il timore di rispondere personalmente di danno erariale”, sostiene il comitato.

“La sovranità dei calabresi non può essere estinta per inerzia”

Il tono dell’attacco è durissimo. “Non a nostre spese” accusa la Regione di utilizzare l’incertezza contabile e i passaggi burocratici come uno scudo per impedire il pronunciamento popolare.

“In Calabria assistiamo all’indecente spettacolo della casta che fa quadrato, usando l’omissione burocratica e il finto caos contabile come scudo per difendere le poltrone dal giudizio popolare”, dichiara il comitato. La battaglia, dunque, non si ferma. I promotori annunciano la prosecuzione dell’iniziativa legale e politica, richiamando l’articolo 123 della Costituzione e il diritto dei cittadini a esprimersi sulle modifiche statutarie.

“L’inefficienza di chi governa non può tradursi in una sospensione de facto dell’articolo 123 della Costituzione”, afferma il comitato. Che conclude: “Non permetteremo che la sovranità dei calabresi sia estinta per inerzia amministrativa. La battaglia legale proseguirà fino a quando non sarà restituita dignità alle istituzioni e parola agli elettori”.

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