Tutto inizia con una lettera. Non un esposto esplosivo, non un dossier costruito da avvocati: una lettera. La scrive nel maggio 2025 Domenico Rocca, classe 1985, originario di Pizzo Calabro nel Vibonese, ex assistente arbitrale con novantaré gare in Serie A alle spalle. La indirizza alla Commissione Arbitrale Nazionale, e il contenuto è quello di un uomo che si sente profondamente danneggiato: voti sistematicamente bassi, inspiegabilmente bassi rispetto ai colleghi, una classifica di merito scivolata verso il fondo fino a sancire la fine di una carriera.
Rocca non si limita a lamentarsi. Nella lettera, lunga e dettagliata, annuncia che avrebbe «denunciato quanto accaduto alle competenti autorità federali, nonché alle competenti autorità ordinarie». Una minaccia esplicita, presa sul serio da pochi. O almeno così sembrava. L’allora presidente dell’AIA Antonio Zappi — in seguito inibito per tredici mesi per aver indotto alle dimissioni due designatori — inoltra la segnalazione alla Procura Federale della FIGC, guidata da Giuseppe Chinè, che ascolta Rocchi e archivia: non ci sarebbero elementi sufficienti per procedere. L’archiviazione ottiene l’avallo della Procura Generale dello Sport del CONI. Caso chiuso, dunque. O così si credeva.
Da Pizzo alla Serie A: la parabola di un calabrese ambizioso
Per capire la portata di ciò che accadrà , bisogna conoscere chi è Domenico Rocca. Calabrese, 40 anni, cresciuto a Pizzo Calabro sulla costa tirrenica vibonese, iscritto alla sezione AIA di Catanzaro, arriva alla divisa da arbitro giovanissimo — a quindici anni — nel 2000. Chi lo ha conosciuto nei corridoi di Coverciano lo descrive come un ragazzo convinto dei propri mezzi, determinato, ambizioso nel senso più sano del termine.
Dopo la trafila nelle categorie regionali e interregionali, fa parte della CAN D e poi della CAN Pro. Nel 2015, dopo il corso al Centro tecnico di Coverciano, il passaggio al ruolo di assistente. Approda alla Serie B e poi al massimo campionato. Novantaré presenze in Serie A, la prima a Torino il 12 febbraio 2017, in Torino-Pescara. Una carriera costruita mattone su mattone, interrotta — sostiene lui — non per demeriti sportivi ma per una valutazione pilotata al ribasso: voti bassi anche quando i colleghi venivano promossi nonostante errori riconosciuti nei briefing post-gara, note negative mai corrette anche dopo l’ammissione ufficiale dell’errore da parte della commissione. Nell’ultima stagione era stato designato per una sola gara di Serie A e tredici di Serie B, prima di comparire nella lista dei quattordici assistenti dismessi senza particolari spiegazioni. Oggi Rocca si divide tra Bergamo, dove insegna diritto in un Liceo, e Pizzo, dove invece ricopre il ruolo di vicepresidente del Consiglio comunale di Pizzo. Ironia della sorte, il sindaco è Sergio Pititto, ex guardalinee di Serie A, oggi osservatore arbitrale tra i professionisti all’ultimo anno di carriera. Con lui Rocca è cresciuto da arbitro e per lui è sceso in politica nel 2022 in una lista a sostegno dell’attuale primo cittadino napitino.
La procura che non c’era e quella che ha aperto la porta
Quando la Procura Federale archivia, Rocca non si ferma. Bussa alla Procura della Repubblica di Milano. E la porta si apre. Il pubblico ministero Maurizio Ascione avvia un fascicolo nell’estate del 2025. L’inchiesta — che secondo l’AGI «cova sotto le macerie della crisi del calcio italiano e sta esplorando tutte le sue componenti, dagli arbitri alla FIGC ai club fino ad arrivare alla giustizia sportiva» — cresce, si allarga, ottiene una proroga di sei mesi. La Guardia di Finanza acquisisce spese e rimborsi sostenuti da arbitri e addetti al VAR per ricostruire chi frequentava la sede di Lissone. Viene ascoltato persino il tassista che accompagnava gli arbitri. Le presunte «bussate» di Rocchi sul vetro della sala VAR, secondo gli inquirenti, sarebbero state più di una.
Il 25 aprile 2026, cioè ieri, mentre l’Italia si prepara al pranzo della Festa della Liberazione, una agenzia AGI delle 12.31 sposta ogni attenzione dai campi ai tribunali: il designatore degli arbitri di Serie A e B, Gianluca Rocchi, è indagato per concorso in frode sportiva. «Sono sorpreso ma sereno, vado avanti», è la sua prima reazione. In serata una seconda scossa: risulta indagato anche Andrea Gervasoni, componente della CAN A e B con funzioni di supervisore VAR. Entrambi si autosospendono dai rispettivi ruoli.
I tre capi d’imputazione: le partite nel mirino
L’avviso di garanzia a Rocchi, visionato dall’AGI, articola l’accusa in tre capi distinti, tutti ruotanti attorno a una stessa ipotesi: designazioni costruite per assecondare gli interessi dell’Inter nella volata scudetto e in Coppa Italia.
Primo capo — Colombo per Bologna-Inter. Rocchi, «quale designatore arbitrale dell’AIA, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di semifinale di Coppa Italia del 2 aprile 2025, “combinava” la designazione di Andrea Colombo come direttore di gara per la partita di campionato di Serie A Bologna-Inter del 20 aprile 2025», considerato «arbitro gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica». La volata scudetto con il Napoli se la aggiudicò poi la squadra di Antonio Conte.
Secondo capo — Doveri “schermato” per il ritorno. Sempre nella stessa circostanza del 2 aprile a San Siro, Rocchi avrebbe «”combinato” o “schermato” la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale di ritorno (23 aprile 2025) onde assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal “poco gradito” Doveri per l’eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di Serie A» di «maggiore interesse per la squadra milanese».
Terzo capo — Udinese-Parma e le bussate sul vetro. Il 1° marzo 2025, Rocchi, «in qualità di supervisore VAR, in concorso con altre persone, durante lo svolgimento della partita» Udinese-Parma, avrebbe condizionato l’addetto VAR Daniele Paterna inducendo all’«on field review» il direttore di gara Fabio Maresca ai fini dell’assegnazione del calcio di rigore a favore della squadra friulana, «sebbene Paterna fosse di diverso avviso».
Il video che vale più di mille parole
C’è un video, agli atti dell’indagine e pubblicato dall’AGI, che mostra dall’interno la sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma. I tre addetti discutono, guardano e riguardano l’episodio su una «possibile mano». «Non mi sembra fuori dalla sagoma, guarda la posizione del braccio, mi sembra sul corpo», dice Daniele Paterna, orientato a escludere il rigore. A un certo punto si gira di scatto, guarda indietro, e dal labiale si legge chiaramente: «È rigore». Un attimo dopo comunica all’arbitro in campo: «Un attimo Fabio, controllo l’APP — Attacking Possession Phase, la fase di gioco monitorata dal VAR. È possibile calcio di rigore, Fabio, ti consiglio on field review per possibile calcio di rigore». Il penalty viene fischiato. Verso chi si era girato Paterna? L’ipotesi dell’accusa, contenuta nell’esposto originario di Rocca, è che fosse Rocchi ad essersi alzato dalla postazione per «bussare più volte sul vetro della stanza» per richiamare l’attenzione di Paterna e dell’AVAR Sozza. Paterna è stato convocato come testimone dal PM Ascione. La sua deposizione è stata interrotta quando il magistrato, anche alla luce del video, ha ritenuto che non stesse raccontando la verità : la sua posizione è così diventata quella di indagato per falsa testimonianza.
Il nodo regolamentare: perché nessuno poteva bussare
Il cuore giuridico della vicenda sta in una norma precisa: non sono previsti interventi esterni alla sala VAR. La porta della stanza deve essere chiusa a chiave, nessuno può entrarci né condizionare chi è chiamato alle delicate decisioni, anche se la vetrata consente la visibilità reciproca tra interno ed esterno. Il designatore può recarsi a Lissone, ma non può interferire.
Già dopo la denuncia di Rocca e la segnalazione di Zappi, l’AIA aveva predisposto un cambio di regolamento: da quel momento chiunque si recasse a Lissone — Rocchi compreso — era obbligato a redigere una relazione specificando il tipo di attività svolta. Da allora nessuno del team del designatore è più tornato a Lissone. Anche la FIGC ha iniziato a inviare gli ispettori della Procura Federale a presidiare la struttura. I rapporti tra Zappi e Rocchi si sono incrinati, e in questo contesto si è cominciato a ipotizzare la scissione della CAN Serie A dal controllo dell’AIA.
Inter-Verona: il dialogo che imbarazza il VAR
Nell’inchiesta compare anche la partita Inter-Verona dell’8 gennaio 2024. L’episodio contestato è la gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni al giocatore scaligero Duda. L’AGI ha rivelato il dialogo integrale — discusso poi anche nell’incontro tecnico di Coverciano — tra l’arbitro Michael Fabbri e il VAR Luigi Nasca.
«C’è a terra qualcuno. No, aspetta. Fischia, fischia, ma fischia santo cielo. Voglio vedere che è successo», dice Nasca. Fabbri replica: «Ho detto che lui (Duda) si è alzato, mi ha guardato e poi si è rimesso giù. Si alza, mi guarda e poi si rimette giù: questa è furbizia». Mentre Fabbri è accerchiato dai giocatori del Verona, Nasca rivede le immagini e decide di convalidare il gol decisivo di Frattesi: «Qui è tutto regolare. Michael, sono Gigi: gol regolare, gol regolare». Secondo l’accusa, l’indagato — «in concorso con altri» — avrebbe omesso di chiamare l’«on field review» al momento del fallo intenzionale di Bastoni, commesso in una zona del campo distante dal gioco, da cui seguiva immediatamente la rete decisiva della squadra di casa.
Rocchi risponde: “Uscirò più forte di prima”
Gianluca Rocchi — che ricopre il ruolo di designatore dal 2021 — ha rotto il silenzio con parole nette: «Sono sicuro di aver agito sempre correttamente». In serata, commentando la propria autosospensione: «Questa scelta sofferta vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima». Il suo legale, Antonio D’Avirro, ha precisato che il suo assistito «contesta quel che gli viene addebitato nell’invito a comparire».
Rocchi è chiamato a presentarsi in Procura a Milano giovedì 30 aprile alle 10: potrà difendersi dall’accusa di «concorso in frode sportiva» — lo stesso reato attorno al quale si dipanò vent’anni fa la trama di Calciopoli, culminata con la retrocessione in Serie B della Juventus — oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. La pena prevista va dalla reclusione da due a sei anni a una multa da mille a quattromila euro. La formulazione «concorso» lascia aperta la porta a nuovi indagati.
Il sistema sotto accusa: dalla Figc al Coni, il corto circuito delle archiviazioni
Il caso Rocca espone una crepa profonda nell’architettura di controllo del calcio italiano. La segnalazione è partita da un guardalinee che contestava i propri voti: la Procura Federale l’ha archiviata, il CONI ha avallato. Ora la Procura Federale ha chiesto gli atti a Milano, prima ancora che tale richiesta fosse sollecitata dalla Procura Generale dello Sport. Anche Ugo Taucer ha chiesto a Chinè di farsi inviare gli atti.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha usato parole che suonano come un ultimatum: «C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo e rispettare i tifosi: trasparenza, tempestività e parità di trattamento. L’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Nel caso in cui fossero accertate responsabilità , non potranno non esserci conseguenze».
Da Pizzo al centro della scena e il post sui social
Domenico Rocca ha ricevuto decine di messaggi di solidarietà . È ancora tesserato AIA. Dalla finestra del suo appartamento bergamasco — quaranta minuti da quel «giudice a Berlino» che ha trovato in via Broletto — ha commentato con una sola frase l’improvvisa visibilità nazionale con un post sui social: «Chi di spada ferisce, di spada perisce». Una riflessione che contiene tutto: la traiettoria di un calabrese cresciuto con la bandierina in mano a Pizzo, arrivato alla Serie A e poi rispedito indietro da voti che ritiene costruiti ad arte. E l’intuizione — rivelatasi corretta — che il sasso lanciato nel sistema dei fischietti avrebbe prodotto onde molto più grandi di quelle che chiunque poteva prevedere. Il primo commento al post è di un collega guardalinee, Pasquale De Meo che sulla bacheca di Rocca scrive: “Amico mio…solo noi sappiamo quello che abbiamo vissuto e condiviso…oggi come ieri…essere UOMINI prima di tutto…essere Liberi! Fiero e orgoglioso di essere stato sempre al tuo fianco e di continuare ad esserlo…sempre a testa alta…un abbraccio grandissimo, ti voglio bene!”. Il dibattito è aperto, l’ultimo caso che scuote il calcio italiano è solo all’inizio e l’impressione è che questa sia la vigilia di un’autentica bufera, non solo una resa dei conti nel mondo arbitrale. I prossimi capitoli di questa storia si scriveranno nelle aule della Procura di Milano. I tempi, presumibilmente, non saranno brevi.






