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27 Aprile 2026
27 Aprile 2026
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Trapianti in affanno in Calabria, pochi donatori e sistema senza guida: segnalazioni ferme a venti

Sono concentrate negli ospedali hub. Mancano coordinamento e personale al Centro regionale trapianti. Il divario con la media nazionale resta ampio

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Il sistema dei trapianti in Calabria continua a muoversi con difficoltà evidenti. Le segnalazioni di potenziali donatori, aggiornate a oggi, si fermano a quota 20, un numero che fotografa una rete ancora poco reattiva. Il dato, inoltre, è fortemente sbilanciato: circa il 65% arriva dall’Azienda ospedaliera “Renato Dulbecco” di Catanzaro, il 25% dal Gom di Reggio Calabria, mentre appena il 10% proviene da Cosenza.

Una distribuzione che racconta più di una semplice statistica: la partecipazione delle Rianimazioni territoriali resta limitata e disomogenea, con intere aree della regione che contribuiscono marginalmente a un processo che, per funzionare, dovrebbe essere capillare e coordinato.

Centro regionale senza guida e risorse ridotte

Alla base delle criticità emerge una questione strutturale: la mancanza di governance. Il Centro Regionale Trapianti (CRT) è privo da tempo di un coordinatore, figura chiave per garantire programmazione, controllo e sviluppo delle attività.

Il quadro organizzativo appare ulteriormente indebolito da una dotazione di personale estremamente ridotta, con una sola unità operativa impegnata nella gestione dell’intero sistema. A questo si aggiunge l’assenza di un comitato tecnico aggiornato, indispensabile per il supporto operativo e la revisione delle procedure.

Anche sul piano logistico si registrano anomalie: a Cosenza, gli spazi destinati ai pazienti post-trapianto renale risultano utilizzati per altre finalità e manca un chirurgo trapiantologo. Parallelamente, Catanzaro disporrebbe delle risorse necessarie per potenziare l’attività, ma resta in attesa di autorizzazioni regionali.

Il confronto con l’Italia: un divario marcato

Il quadro regionale si inserisce in un contesto nazionale molto diverso. A dicembre 2025, l’Italia si confermava tra i Paesi leader in Europa per numero di trapianti, seconda solo alla Spagna.

In Calabria, invece, il dato sui trapianti renali si ferma a 8,7 per milione di abitanti, ben al di sotto della media nazionale di 30,7. Un indicatore che, secondo gli esperti, non misura solo il numero di interventi, ma la tenuta complessiva del sistema sanitario.

Ogni trapianto coinvolge infatti una rete complessa che può arrivare fino a duecento professionisti, tra medici, infermieri, tecnici e servizi logistici. Una macchina organizzativa che, nel contesto calabrese, appare oggi in evidente difficoltà.

Le ricadute sui pazienti e l’allarme delle associazioni

Le conseguenze si riflettono direttamente sui pazienti. Le liste d’attesa si allungano e cresce il numero di persone costrette alla dialisi, spesso senza prospettive a breve termine.

A denunciare la situazione è Maria Larosa, rappresentante di Aned Calabria, che in una dichiarazione attribuita all’associazione evidenzia: “Il trapianto in Calabria resta una chimera per i pazienti, perché a fronte di una domanda crescente continuiamo a registrare numeri insignificanti di segnalazioni e un sistema privo di una guida reale. Così si condannano i malati alla dialisi e si nega loro una concreta possibilità di cura”.

La stessa fonte sottolinea anche la necessità di interventi concreti sul piano istituzionale:
“Non bastano annunci o narrazioni ottimistiche. Servono atti concreti, scelte organizzative e responsabilità chiare. Se il presidente della Regione vorrà un confronto, siamo pronti a spiegare nel dettaglio cosa non funziona e come intervenire”.

Un sistema sotto osservazione

Il tema dei trapianti torna così al centro del dibattito sanitario regionale, indicato da più parti come uno degli indicatori più significativi della qualità dell’intero sistema. Le criticità evidenziate riguardano tanto l’organizzazione quanto la capacità di risposta alla domanda di cura. Il quadro, basato su dati e segnalazioni di operatori e associazioni, restituisce l’immagine di un settore che necessita di interventi strutturali e di una definizione chiara delle responsabilità operative.

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