L’arrivo dell’estate è un grande business per le ndrine. Un “affaire” milionario concentrato, soprattutto, sull’industria turistica. Infatti un sistema ben rodato consente alla criminalità organizzata di riempire i propri forzieri, con una ragnatela fittissima di prestanomi che gestiscono su tutto il territorio nazionale, regionale e provinciale centinaia di attività turistico-alberghiere. Il sistema è così perfetto che, molto spesso, riesce a fare scacco matto a magistratura e forze dell’ordine che devono lavorare ancora sodo per poter estirpare il “bubbone” dell’economia illegale che è fuori da ogni regola di mercato.
L’allarme degli imprenditori della costa vibonese
A lanciare il grave allarme sociale alcuni imprenditori della costa vibonese che, a microfoni spenti, parlano, parlano e raccontano i loro drammi quotidiani fatti di angherie e pizzo. “La classica mazzetta – affermano alcuni operatori turistici – si può pagare in diversi modi: contanti, facendo lavorare le persone segnalate dai mafiosi o acquistando le merci dai grossisti di loro fiducia. Non parla nessuno perché si ha paura. Si rischia la vita. La prepotenza degli ‘ndranghetisti è nota a tutti. Non parliamo e non andiamo a denunciare perché rischiano anche i nostri familiari”.
Una minaccia sistemica per il turismo calabrese
L’infiltrazione della ‘ndrangheta nel settore turistico calabrese rappresenta una minaccia sistemica che condiziona pesantemente lo sviluppo economico regionale. Secondo recenti indagini il volume d’affari gestito dalla criminalità organizzata nel turismo calabrese ammonta a centinaia di milioni di euro, incidendo per il 50% sul totale nazionale degli interessi mafiosi in questo comparto.
Meccanismi di controllo e aree colpite
Le cosche esercitano il proprio potere attraverso diverse modalità. Nei poli turistici di eccellenza, come Tropea, le maxi operazioni messe a segno dalle forze dell’ordine (“Odissea“, “Costa Pulita”, “Olimpo” e “Imperium” su tutte) hanno rivelato come i clan imponessero il pizzo a villaggi e discoteche, controllando direttamente forniture e servizi. L’interesse si estende a strutture ricettive di alto livello, con sequestri milionari che hanno coinvolto anche esponenti politici per concorso esterno. Si stima che circa 300 imprese turistiche legali su 1850 in Calabria siano a rischio fallimento a causa della concorrenza sleale e della pressione criminale. I dati positivi sui flussi turistici con un segno positivo, dicono che la Calabria rimane uno dei sistemi turistici regionali a più alta vulnerabilità criminale insieme a Campania e Puglia.
Segnali di contrasto
Per contrastare questo fenomeno, si stanno sviluppando iniziative di turismo etico e promozione della legalità, come il progetto “Calabria oltre la ‘ndrangheta”, che punta alla valorizzazione dei beni confiscati e al sostegno delle imprese sane.







