Non una fiera da stand, ma un’esperienza reale: tour operator europei invitati a vivere la Calabria per una settimana. Un’idea concreta per cambiare il posizionamento della Regione sui mercati internazionali, una proposta che Calabria7 porta avanti da sempre, con spirito costruttivo, non senza aver prima ascoltato tecnici del settore e sodalizi attrezzati come Federalberghi.
C’è un equivoco di fondo nel modo in cui spesso si promuove il turismo: si pensa che basti raccontare un territorio per renderlo desiderabile. Ma oggi non funziona più così o almeno, non basta più. La Calabria, in particolare, soffre da anni di un problema evidente: è poco conosciuta nei mercati internazionali, e quando lo è, spesso lo è in modo superficiale o stereotipato. Eppure, chi la vive davvero cambia completamente percezione. E allora viene una domanda, inevitabile: quanti di quelli che decidono le strategie di promozione turistica hanno davvero messo al centro questa evidenza, invece di replicare modelli stanchi fatti di fiere, brochure, marchette e presenze di facciata?
Da qui nasce una proposta semplice, concreta e, soprattutto, realizzabile: una “BIT itinerante della Calabria”. Non una fiera tradizionale, fatta di stand e brochure, spesso costosi e poco misurabili, ma il suo esatto contrario: portare i tour operator in Calabria, invece di portare la Calabria alle fiere.
Portare i tour operator in Calabria
L’idea è chiara: la Regione invita, a rotazione, gruppi selezionati di operatori turistici provenienti da mercati strategici a partire dal Nord Europa, Scandinavia in testa per una settimana di esperienza diretta sul territorio.
Non visite istituzionali, ma immersione reale: strutture ricettive, borghi, costa, entroterra, enogastronomia, mobilità, servizi. E, accanto a questo, momenti strutturati di confronto: panel, incontri B2B, workshop con operatori locali. Perché il punto è proprio questo: far toccare con mano, fare “ardurare l’aria”.
Chi vende turismo deve conoscere ciò che propone. E oggi molti operatori internazionali semplicemente non hanno mai visto la Calabria. Non perché non vogliano, ma perché nessuno li ha messi nelle condizioni di farlo in modo sistemico, continuativo e credibile. In passato, esperimenti simili sono stati tentati ma senza una visione strutturata, senza massa critica, senza continuità.
Dagli esperimenti alla politica turistica
Il risultato? Nessuna memoria, nessun impatto e, soprattutto, nessuna assunzione di responsabilità su ciò che non ha funzionato. Oggi, invece, le condizioni sono diverse, c’è una consapevolezza maggiore, c’è un sistema più maturo, e soprattutto c’è la possibilità di fare scala unitamente ad una organizzazione dipartimentale dotata di una guida umana, aperta all’esterno. Perché se sei competente ma ti chiudi nella tua turris eburnea, non arriverai mai fuori.
Una BIT itinerante calabrese, dunque, costruita su cicli tematici e mercati target, potrebbe diventare uno strumento stabile di politica turistica: non un evento, ma un metodo. Si parte, ad esempio, dalla Scandinavia, un mercato con alta capacità di spesa, forte propensione al viaggio esperienziale e grande interesse per destinazioni autentiche: esattamente ciò che la Calabria può offrire. E poi si prosegue: Germania, Francia, Europa dell’Est, mercati extraeuropei. Ogni settimana, un gruppo. Ogni gruppo, un racconto che torna nei cataloghi, nelle piattaforme, nei pacchetti.
Il cambio di paradigma
È un cambio di paradigma: non più promozione astratta, vacanze spesate per i regionali ma gli stessi regionali che vanno in giro per la Calabria a conoscerla, anziché proporla senza averla mai visitata veramente. Ecco una bella costruzione diretta della domanda, è qui che si misura la differenza tra chi comunica e chi governa davvero: continuare a investire in presenza simbolica o iniziare a costruire relazioni commerciali concrete?
Il coinvolgimento degli operatori locali come strutture ricettive, guide, imprese turistiche diventa centrale e crea un doppio effetto: da un lato si genera incoming qualificato, dall’altro si alza il livello dell’offerta attraverso il confronto diretto con chi vende il prodotto turistico. La cosa più interessante è che non si tratta di un’idea teorica ma una proposta che negli anni ha già trovato attenzione e condivisione, anche da parte degli operatori del settore, segno che il problema non è mai stato capire cosa fare, ma decidere davvero di farlo.
Dalla proposta alla regia pubblica
Quello che manca, oggi, è solo un passaggio: trasformarla in politica pubblica strutturata, e non servono invenzioni complesse. Servono visione, organizzazione e una regia chiara. E, forse, anche il coraggio di ammettere che alcune strategie del passato hanno prodotto più visibilità interna ai dipendenti regionali o assessori vari che risultati reali. Perché la Calabria ha tutto ciò che serve per essere venduta, deve solo essere fatta conoscere nel modo giusto e forse, questa volta, invece di aspettare che il mondo venga a cercarla, può iniziare a invitarlo davvero. Il punto, ormai, non è più capire cosa manca ma è decidere se si vuole davvero cambiare approccio o continuare a ripetere modelli che rassicurano più chi li organizza che chi dovrebbe beneficiarne.
Continuare a raccontarsi o iniziare a farsi scegliere
Per anni si è confusa la promozione con la presenza, si è misurato il successo in metri quadri di stand, in agende piene di incontri, in comunicati stampa ben scritti, molto meno, invece, in contratti chiusi, flussi attivati, mercati aperti. Questa proposta è, in fondo, una linea di demarcazione molto semplice: continuare a raccontarsi o iniziare a farsi scegliere. Perché il turismo non si convince con le brochure, si costruisce con le relazioni. E le relazioni, se sono vere, si fanno sul territorio. Non nei padiglioni. Riflettiamoci, insieme.







