“Una Bit itinerante in Calabria, perché no?”. Dopo quella di Federalberghi, la proposta di Calabria 7 incassa l’attenzione della parlamentare Simona Loizzo.
“Ne condivido la ratio. Il turismo non si vende più con lo stand più grande alla BIT di Milano, pur conservando questa metodologia una indiscutibile valenza sul piano comunicativo. Ma è chiaro che non può essere l’unica”.
“Oggi chi compra viaggi compra esperienze”
Secondo Loizzo, “oggi chi compra viaggi compra esperienze, e queste le devi far vivere prima a chi le deve mettere sul mercato. Portare i tour operator qui, una settimana, a rotazione, è l’unico modo serio per rompere il muro di stereotipi che ingabbia la Calabria all’estero. Nord Europa, Scandinavia: mercati ricchi, curiosi, stufi del “solito Mediterraneo”. Ma se non hanno mai sentito l’aria dello Ionio alle 6 di mattina, se non hanno mangiato in una trattoria di Pizzo dove il pesce arriva diretto dalla barca, come possono metterti a catalogo? Non possono. E infatti non lo fanno, o se lo fanno con una certa ritrosia”.
Smettere di raccontare, iniziare a far toccare
Insomma, anche secondo la deputata calabrese, il cambio di paradigma è tutto qui: smettere di raccontare, iniziare a far toccare. “Un operatore che passa 7 giorni tra Sila, Costa degli Dei e borghi del Pollino torna a casa con contratti, non con una sportina di gadget. Metti il gestore del B&B d allo stesso tavolo B2B con il buyer di Stoccolma. O si adegua o è fuori. È formazione forzata sul campo, e funziona meglio di 100 corsi”.
La pratica contro la retorica
Come dire, “a pratica, spacca ‘a grammatica”, anzi la retorica fighetta e champagnina. Ma è soprattutto la differenza che passa tra politica turistica ed evento. “Per questo, conclude Loizzo, dobbiamo farla diventare metodo, con cicli tematici, mercati target, struttura, continuità, regia unica”.







