L’episodio contestato risale al gennaio 2015 e riguarda un assalto ai danni di responsabili di un esercizio commerciale nel Lametino, avvenuto nei pressi del centro commerciale di Maida. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe intercettato i dipendenti mentre trasportavano gli incassi, riuscendo a impossessarsi di circa 170mila euro.
L’impianto accusatorio
Nel corso delle indagini i carabinieri avevano ipotizzato un’azione organizzata da più soggetti legati tra loro, sostenendo un presunto ruolo attivo di una dipendente del punto vendita e la partecipazione di altri esecutori materiali. A supporto dell’accusa erano stati indicati anche contatti telefonici e l’analisi delle celle agganciate dai cellulari degli imputati.
Il processo
La Procura aveva chiesto condanne significative per tutti gli imputati, ritenendo pienamente dimostrata la loro responsabilità. La difesa, invece, ha contestato l’impianto probatorio, evidenziando criticità nell’utilizzo dei tabulati telefonici e la mancanza di riscontri diretti sulla presenza degli imputati sul luogo del reato.
La decisione del Tribunale
Il collegio giudicante ha accolto la linea difensiva, pronunciando l’assoluzione piena per tutti gli imputati con la formula “per non avere commesso il fatto”. Una sentenza che ribalta completamente la ricostruzione accusatoria e chiude il primo grado con un esito opposto rispetto alle richieste della Procura.







