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12 Maggio 2026
12 Maggio 2026
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Ripopola Calabria, la sfida vera non è restaurare i borghi ma riportarci la vita

La Regione punta sugli immobili pubblici inutilizzati nei piccoli comuni per attrarre nuovi residenti. Ma senza servizi, lavoro e supporto ai Comuni il rischio è creare paesi belli, restaurati e vuoti

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C’è una parola che in Calabria pesa ormai come una sentenza: spopolamento.
Paesi che si svuotano, scuole che chiudono, serrande abbassate, giovani che partono e spesso non tornano più. Non è più solo una questione demografica: è una questione sociale, economica e perfino identitaria. Per questo il nuovo progetto regionale “Ripopola Calabria” nasce con un’ambizione enorme: non limitarsi a rifare facciate o finanziare eventi estivi, ma tentare qualcosa di molto più difficile — riportare persone a vivere stabilmente nei borghi calabresi.

La piattaforma e gli immobili pubblici inutilizzati

La piattaforma lanciata dalla Regione Calabria punta infatti a censire immobili pubblici inutilizzati nei piccoli comuni e trasformarli in abitazioni destinate a nuovi residenti, con contributi che possono arrivare fino a 280 mila euro per unità abitativa. Non il classico “borgo instagrammabile”, dunque, ma un’operazione che prova a parlare di residenza vera, famiglie, servizi e comunità.

Oltre la retorica della cartolina

Ed è proprio qui che il progetto diventa interessante. Perché per la prima volta, almeno nelle intenzioni, si abbandona una certa retorica da cartolina che negli ultimi anni ha accompagnato molte politiche territoriali: festival, illuminazioni, marketing emozionale e storytelling sui “paesi autentici”, mentre intanto i residenti continuavano a diminuire. La verità è che la Calabria non ha bisogno soltanto di borghi belli da fotografare ad agosto ma di borghi abitabili a novembre.

Ripopolare non significa solo ristrutturare

Perché ripopolare non significa semplicemente ristrutturare immobili. Bisogns garantire scuole, medici, trasporti, connessioni digitali, sicurezza, lavoro. Significa convincere una famiglia che vivere in un piccolo comune non è una scelta romantica ma una scelta sostenibile, altrimenti il rischio è noto: milioni investiti per creare centri storici perfetti ma vuoti; paesi restaurati e deserti, case nuove senza comunità.

Il nodo della gestione nei piccoli Comuni

C’è poi un altro nodo che molti amministratori conoscono bene ma che raramente viene detto apertamente: la gestione concreta. I Comuni calabresi più piccoli spesso hanno organici ridotti all’osso, uffici tecnici in sofferenza e personale insufficiente persino per l’ordinario. Ora dovranno censire immobili, verificare disponibilità giuridiche, seguire procedure, controllare vincoli, progettare interventi e gestire assegnazioni complesse. La domanda, quindi, è inevitabile: la Regione accompagnerà davvero i Comuni o scaricherà tutto sulle amministrazioni locali già in difficoltà?

Destinatari e rischio propaganda

E ancora: chi saranno i destinatari reali di queste misure? Giovani coppie, lavoratori da remoto, famiglie, nuovi residenti stranieri, professionisti? Perché senza una strategia sociale ed economica chiara, il rischio è che il progetto resti sospeso tra propaganda e buone intenzioni e finisca per diventare la confezione delle ambizioni di sindachetti smaniosi di fare il grande ‘zumpo’ nell’alta. Te ne accorgi dalla loro iperproduzione di convegni e di fuffa mediatica, un fenomeno da non sottovalutare.

Senza residenti non esiste territorio

Eppure, nonostante tutte le incognite, “Ripopola Calabria” tocca finalmente il punto giusto del problema. Per anni si è parlato di turismo come soluzione universale. Oggi, invece, emerge una consapevolezza diversa: senza residenti non esiste territorio da valorizzare. Un paese non vive perché è bello. Vive perché qualcuno ci resta.

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