Nuova accelerazione nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Secondo quanto riportato dall’Ansa, la Procura di Pavia stringe il cerchio attorno ad Andrea Sempio, sostenendo che il suo passaggio davanti alla villetta dei Poggi, poche ore dopo l’omicidio di Chiara, non sarebbe stato affatto casuale. Intanto la difesa dell’indagato corre ai ripari: i consulenti incaricati dal legale Liborio Cataliotti stanno lavorando su cinque diverse perizie, mentre gli investigatori scavano anche nel passato digitale di Sempio, arrivando fino a una rogatoria negli Stati Uniti per recuperare vecchi contenuti Facebook cancellati.
La difesa di Sempio: “Cinque consulenze per smontare l’accusa”
Andrea Sempio si trova a Roma da giorni per una serie di incontri con una psicologa, psicoterapeuta e criminologa incaricata dalla difesa di delinearne il profilo personale e psicologico. A spiegare la strategia è il suo avvocato, Liborio Cataliotti, che annuncia una vera controffensiva tecnica sul fascicolo della Procura. “Abbiamo recuperato tutto il materiale probatorio, documentale e informatico e lo abbiamo distribuito ai nostri consulenti”, ha spiegato il legale. Le consulenze riguarderanno diversi aspetti chiave dell’inchiesta: una perizia medico-legale per stabilire tempi e cause del decesso, una consulenza antropometrica sulle impronte e sulle dimensioni del piede di Sempio, un’analisi sugli audio delle intercettazioni ritenuti “poco comprensibili”, una replica alla Bloodstain Pattern Analysis sulle tracce ematiche e infine un approfondimento dattiloscopico sulla celebre impronta 33 e sui suoi collegamenti con la traccia “45”. La difesa prende tempo e annuncia silenzio mediatico fino alla conclusione delle analisi: “Qualsiasi dichiarazione ora sarebbe frammentaria rispetto a un fascicolo molto corposo”.
Per i pm il passaggio davanti alla villetta “non è credibile”
Ma il punto che oggi pesa maggiormente nelle carte della Procura riguarda proprio il comportamento di Sempio il giorno dell’omicidio. Secondo gli inquirenti, il giovane non sarebbe transitato “per caso” davanti alla villetta di via Pascoli nel pomeriggio del 13 agosto 2007, dopo l’assassinio di Chiara Poggi. Negli atti vengono ricostruiti i movimenti dell’allora 19enne, che nel 2008 aveva raccontato di aver notato un’ambulanza e diverse persone nei pressi dell’abitazione mentre passava in auto con il padre. Per i magistrati, però, quella versione presenta troppe incongruenze.
“Percorso opposto e persone non visibili”
La Procura sottolinea che il tragitto descritto da Sempio non avrebbe avuto alcuna logica. Secondo le mappe e le ricostruzioni inserite negli atti, il percorso tra la casa della nonna e l’abitazione della famiglia Sempio non passava affatto da via Pascoli. Anzi, quella strada si trovava “nella direzione opposta”. Non solo. Per gli investigatori sarebbe anche “inverosimile” che dal tratto di via Pavia percorso in auto fossero realmente visibili l’ambulanza e le persone presenti davanti alla villetta, considerando la distanza e la presenza di due rotatorie. Per questo motivo i pm definiscono il racconto dell’indagato “palesemente inverosimile”.
Le visite “per curiosità” davanti alla casa dei Poggi
Nel verbale del 2008 Andrea Sempio raccontò anche di essere tornato successivamente in via Pascoli “per curiosità”, dopo aver appreso da una giornalista della morte di una ragazza nella villetta. Secondo quanto dichiarato allora, qualcuno tra i presenti avrebbe fatto il nome di Chiara Poggi. Dopo essere rientrato a casa, Sempio sarebbe tornato ancora una volta davanti all’abitazione, questa volta insieme al padre. Un comportamento che oggi gli investigatori rileggono con attenzione alla luce della nuova inchiesta.
La Procura scava anche nei social: rogatoria negli Usa per Facebook
Tra gli elementi più sorprendenti emersi nelle nuove carte c’è anche il tentativo della Procura di recuperare le tracce digitali cancellate da Sempio. Gli inquirenti hanno infatti attivato nel giugno 2025 una rogatoria internazionale negli Stati Uniti per ottenere da Meta i contenuti del vecchio profilo Facebook chiuso dall’indagato nel febbraio 2017, subito dopo il primo interrogatorio nell’indagine poi archiviata. L’obiettivo era recuperare post, pubblicazioni e materiali ritenuti utili per ricostruire il profilo dell’indagato e i suoi pensieri nei momenti cruciali del processo ad Alberto Stasi. La rogatoria, però, non avrebbe prodotto risultati decisivi.
“Distrutti documenti e dispositivi informatici”
Nelle carte la Procura evidenzia anche quella che definisce una «singolare circostanza»: durante la perquisizione del maggio 2025, Sempio non aveva computer né dispositivi informatici fissi o portatili. Secondo l’accusa, dopo l’emersione della prima indagine avrebbe eliminato documenti, supporti digitali e memorie informatiche. Gli investigatori sostengono inoltre che l’indagato avrebbe cancellato volutamente il vecchio profilo Facebook dal quale un’agenzia investigativa privata incaricata dalla difesa di Alberto Stasi aveva estratto alcuni contenuti ritenuti rilevanti.
Il profilo psicologico tracciato dagli investigatori
Dalle analisi di telefoni, agende, quaderni e ricerche online, gli investigatori avrebbero delineato un profilo definito “ossessionato” dalla violenza e dal sesso “non consenziente”. Secondo gli atti, Sempio non farebbe quasi mai riferimento all’omicidio di Chiara Poggi né alla prima indagine che lo aveva coinvolto. Un quadro che ora la difesa tenta di contrastare attraverso le nuove consulenze tecniche, mentre il caso Garlasco continua a dividere opinione pubblica e investigatori a quasi vent’anni dal delitto che sconvolse l’Italia.







