Gli escavatori sulla spiaggia, i lavori sull’arenile a maggio inoltrato, le preoccupazioni degli operatori balneari e, sullo sfondo, un documento che conferma la direzione di marcia del porto di Vibo Marina. Non soltanto un cantiere, non soltanto una condotta da mettere in sicurezza. Ma un modello di sviluppo che, ancora una volta, sembra ruotare attorno alla filiera dei carburanti.
Il Comitato di gestione dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, nella seduta del 29 aprile 2026, ha espresso parere favorevole all’unanimità al rinnovo quadriennale della concessione demaniale marittima in favore di Eni Industrial Evolution S.p.A., società del gruppo Eni, per l’occupazione di un’area demaniale di 2.734,96 metri quadrati a Vibo Valentia Marina, in zona Banchina Buccarelli. La concessione serve a mantenere un oleodotto di collegamento porto-deposito, una piattaforma per l’attracco delle navi cisterna, manufatti vari e attrezzature.
Il rinnovo passa all’unanimità
Il dato politico e amministrativo è netto. I componenti presenti del Comitato di gestione hanno votato tutti a favore: 5 votanti, 5 favorevoli, nessun contrario, nessun astenuto. Il parere riguarda il rinnovo della concessione demaniale marittima rilasciata nel 2022 e scaduta il 31 dicembre 2025. Nel documento si legge che l’istanza di rinnovo era stata presentata con modello D2 datato 25 giugno 2025, acquisita al protocollo il giorno successivo. La durata richiesta è di quattro anni. Le pubblicazioni sono state effettuate all’Albo pretorio del Comune di Vibo Valentia, sul sito dell’Autorità portuale, all’Albo della Capitaneria di porto di Vibo Marina e negli uffici amministrativi decentrati dell’Adsp.
La pratica, dunque, segue un percorso formalmente ordinato. Ma è proprio qui che si apre il nodo più delicato: la procedura è regolare, il parere è favorevole, gli atti sono completi. Eppure il risultato concreto è che una parte rilevante del porto continua a essere destinata alla permanenza di infrastrutture legate al trasporto e alla movimentazione di prodotti petroliferi.
Oleodotto, navi cisterna e 1.108 metri di tubazioni
La relazione tecnica allegata al parere ricostruisce nel dettaglio l’assetto dell’area. La superficie complessiva in concessione è pari a 2.734,96 metri quadrati. Le opere rilevate comprendono il tracciato dell’oleodotto di collegamento tra il porto e il deposito costiero Eni, costituito da due tubi del diametro di 12 pollici, per una lunghezza totale di 1.108 metri.
Nel documento sono indicati anche l’area di ingombro delle varie tubazioni, i locali tecnici, il ricovero delle attrezzature antincendio, il locale per l’impianto di videosorveglianza, il locale adibito al servizio del personale e la piattaforma per l’attracco delle navi cisterna con le relative briccole.
Una parte delle tubazioni passa sotto la spiaggia, dentro un cunicolo. Ed è esattamente questo l’elemento che oggi torna a pesare sulla vita quotidiana di Vibo Marina: quando mareggiate e condizioni meteo mettono a nudo o danneggiano le coperture, scattano lavori, interdizioni, divieti di accesso, cantieri e disagi proprio in un’area che, con l’avvicinarsi dell’estate, dovrebbe essere il cuore dell’offerta turistica.
La spiaggia che rincorre l’oleodotto
Gli interventi in corso sull’arenile, come già emerso nei giorni scorsi, riguardano la messa in sicurezza del tratto di oleodotto compreso tra lo sbocco del fosso La Badessa e la spiaggia libera lato nord del lido La Vela. L’obiettivo è il ripristino delle beole di copertura della canalizzazione dopo le mareggiate invernali. Le autorizzazioni ci sono. Le ordinanze pure. Il problema è un altro: a stagione turistica ormai alle porte, una delle zone più sensibili di Vibo Marina torna a essere attraversata da ruspe e operai per proteggere infrastrutture funzionali alla movimentazione dei carburanti.
È l’immagine plastica di una città che continua a inseguire l’emergenza. Da un lato le dichiarazioni sul rilancio turistico, sulla valorizzazione del mare, sulla necessità di rendere Vibo Marina una porta d’ingresso della costa vibonese. Dall’altro un porto che, nei fatti, continua a rispondere in via prioritaria alle esigenze della logistica petrolifera.
La prescrizione: manutenzione puntuale e soluzioni alternative
Nella scheda istruttoria allegata al parere favorevole l’Autorità richiama l’obbligo, in capo al concessionario, del rispetto delle normative in materia di sicurezza, ambiente e tutela delle aree portuali. Ma soprattutto evidenzia la necessità di assicurare la puntuale e tempestiva manutenzione degli impianti, con particolare riferimento ai tratti di oleodotto in cunicolo interrati sotto l’arenile, “frequentemente interessati dal dislocamento delle beole di copertura” in occasione delle mareggiate. Non solo. L’istruttoria invita il concessionario a valutare eventuali soluzioni tecniche alternative e più idonee a garantire una protezione più efficace dell’oleodotto, da sottoporre al vaglio dell’Autorità portuale.
È una formula amministrativa, ma dentro c’è la conferma del problema: quel tratto sotto la spiaggia è fragile, richiede interventi ricorrenti, condiziona l’uso dell’arenile e costringe il territorio a convivere con una infrastruttura industriale che entra direttamente nella vita balneare della frazione.
Turismo annunciato, petrolio confermato
Qui si apre il nodo politico. Perché il rinnovo della concessione Eni non arriva in un vuoto. Arriva mentre Vibo Marina discute del proprio futuro, mentre i lidi temono danni economici, mentre gli operatori chiedono tempi certi, mentre la città continua a immaginare un rilancio turistico che però si scontra con la realtà dei cantieri, delle interdizioni e delle servitù industriali.
Il porto resta una infrastruttura strategica, ma la domanda è quale strategia si voglia davvero perseguire. Se Vibo Marina debba essere una piattaforma sempre più orientata alla filiera energetica e petrolifera oppure se debba finalmente diventare anche il motore di una diversa economia del mare: diportismo, turismo, servizi, accoglienza, commercio, collegamenti, sviluppo urbano. Per ora, gli atti dicono che la priorità resta la continuità dell’esistente. L’oleodotto rimane. La piattaforma per le navi cisterna rimane. Gli impianti restano. La concessione viene avviata verso il rinnovo. E il territorio, ancora una volta, deve adattarsi.
Il Comune sullo sfondo
Nel procedimento compare anche il Comune di Vibo Valentia, almeno per la parte relativa alle pubblicazioni e ai passaggi amministrativi. Ma il tema vero è la capacità politica di incidere sulle scelte che riguardano Vibo Marina. Perché un’amministrazione che parla di turismo non può limitarsi a prendere atto di ciò che accade sul demanio portuale. Non basta inseguire le pratiche, non basta gestire pareri, comunicazioni, protocolli e autorizzazioni. Serve una visione. Serve una posizione pubblica. Serve chiarire se il futuro della frazione debba essere costruito attorno ai depositi costieri o attorno a una diversa idea di città di mare. Il rischio, altrimenti, è che ogni estate inizi allo stesso modo: promesse di rilancio, operatori in allarme, spiagge condizionate dai lavori, cittadini disorientati e una politica che arriva sempre dopo.








