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13 Maggio 2026
13 Maggio 2026
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‘Ndrangheta nel Reggino, crolla l’impianto accusatorio: Antonio Morabito passa da 16 anni a 3

La Corte d’Appello di Reggio Calabria chiude il secondo giudizio di rinvio: esclusa l’associazione mafiosa, resta la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

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Si chiude con un drastico ridimensionamento delle accuse il lungo iter giudiziario che ha coinvolto l’imprenditore reggino Antonio Morabito. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, al termine del secondo giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha rideterminato la pena nei suoi confronti in 3 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione, a fronte dei 16 anni inflitti in primo grado nel luglio del 2022.

Le accuse iniziali della Dda

Secondo l’impostazione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Morabito sarebbe stato una figura di riferimento della criminalità organizzata reggina, ritenuto vicino alle principali articolazioni mafiose cittadine, tra cui le cosche Libri, De Stefano, Tegano, Molinetti, Condello e Barreca. Gli investigatori contestavano inoltre all’imprenditore un ruolo di collegamento tra esponenti delle cosche Ficara-Latella e i vertici del clan De Stefano.

Sulla base di queste accuse, il gup del Tribunale di Reggio Calabria lo aveva condannato a 16 anni di carcere per associazione mafiosa con ruolo verticistico, oltre che per incendio e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tra gli elementi confluiti nel processo anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Antonino Filocamo, Daniele Filocamo, De Carlo e Liuzzo.

I due annullamenti della Cassazione

La vicenda giudiziaria ha però subito una svolta dopo i ricorsi presentati dalla difesa, rappresentata dal cassazionista Dario Vannetiello e dagli avvocati Ettore Aversano e Giusida Sanseverino.

La Corte di Cassazione, in due diverse pronunce emesse dalla sesta e successivamente dalla seconda sezione penale, ha annullato le precedenti sentenze della Corte d’Appello reggina, disponendo nuovi giudizi di rinvio. Gli annullamenti hanno inoltre portato alla scarcerazione di Morabito per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Esclusa l’associazione mafiosa

Nel nuovo processo d’appello, conclusosi oggi, la posizione dell’imprenditore è stata fortemente ridimensionata. La Corte ha escluso il reato associativo mafioso, riconoscendo a Morabito anche le attenuanti generiche. La condanna definitiva riguarda quindi il solo episodio di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, con una pena già interamente scontata durante il periodo trascorso in custodia cautelare.

Nel corso degli anni, inoltre, erano già venuti meno altri elementi centrali dell’impianto accusatorio, tra cui la confisca dei beni sequestrati all’imprenditore e alla società F.lli Morabito, attiva nel settore dolciario. Secondo l’originaria ipotesi investigativa, l’azienda avrebbe tratto vantaggio dalla presunta influenza criminale del suo rappresentante, circostanza che però non ha retto nei successivi sviluppi processuali.

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