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15 Maggio 2026
15 Maggio 2026
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Stop alla spettacolarizzazione del dolore: il Corecom chiede tutele per i minori contro il “mercimonio mediatico”

Il Coordinamento Nazionale dei Presidenti dei Comitati per le comunicazioni esprime profonda preoccupazione per la deriva morbosa della cronaca nera in TV.

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Il giornalismo radiotelevisivo si trova di fronte a un delicato bivio etico, stretto tra il dovere di informare e il rischio di trasformare i drammi umani in intrattenimento commerciale. Il Coordinamento Nazionale dei Presidenti dei Corecom, guidato dalla Coordinatrice nazionale Carola Barbato e dal Vice Coordinatore nazionale Fulvio Scarpino, ha espresso forte preoccupazione per la crescente deriva mediatica che, sempre più frequentemente, sta trasformando la cronaca nera e giudiziaria televisiva in un modello di narrazione fondato sulla spettacolarizzazione del dolore umano, sulla reiterazione martellante dei contenuti e sulla mercificazione della sofferenza delle vittime e delle loro famiglie. Secondo l’organismo di garanzia, l’attuale gestione dei casi di cronaca rischia di travalicare i confini del corretto resoconto giornalistico per approdare in un terreno di puro voyeurismo.

Il confine invalicabile tra diritto di cronaca e rispetto della dignità

La posizione dei Corecom non intende in alcun modo limitare la libertà d’espressione dei professionisti dell’informazione, quanto piuttosto richiamarli al rispetto dei codici deontologici istituzionali. Il diritto di cronaca rappresenta un presidio fondamentale della democrazia e della libertà di informazione e deve essere sempre tutelato. Tuttavia, altra cosa è l’utilizzo continuo, spesso morboso, di immagini, ricostruzioni, dettagli privati e particolari intimi che finiscono per trasformare tragedie umane in un prodotto mediatico seriale. Il monitoraggio dei palinsesti evidenzia come negli ultimi mesi si sia assistito a una sovraesposizione televisiva senza precedenti di alcuni casi di cronaca, riproposti quotidianamente su emittenti nazionali e locali, spesso in fasce orarie pienamente accessibili ai minori e prive di adeguate forme di tutela rispetto all’impatto emotivo e psicologico dei contenuti trasmessi sui più fragili.

L’impatto psicologico sui minori e la richiesta di un “bollino” all’Agcom

L’allarme principale si concentra proprio sulle conseguenze educative e psicologiche che questa sovraesposizione può generare sul pubblico in età evolutiva. Proprio la protezione dei minori costituisce il punto centrale della riflessione avviata dal Coordinamento. Bambini e adolescenti vengono inevitabilmente esposti, nelle fasce orarie in cui tali contenuti vengono prevalentemente trasmessi, a una narrazione caratterizzata da violenza narrativa, spettacolarizzazione della sofferenza, ricostruzioni invasive della vita privata delle vittime e rappresentazioni continue del trauma e della paura. Tutto ciò rischia di produrre effetti profondi sul piano emotivo ed educativo.

Di fronte a questo scenario, i Corecom, nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali di tutela dei minori e di promozione di una comunicazione responsabile, ritengono necessario aprire una nuova e seria riflessione nazionale sul rapporto tra informazione, cronaca giudiziaria, linguaggi televisivi e tutela dei minori. L’azione del Coordinamento si è quindi tradotta in un atto formale volto a richiedere l’intervento degli organi centrali di vigilanza. Per tali ragioni, il Coordinamento Nazionale dei Presidenti dei Corecom ha inviato una nota ad AGCOM, affinché l’Autorità possa valutare, nell’ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa utile a rafforzare il rispetto e la tutela dei più piccoli, a partire dalla proposta iniziale di introdurre un apposito contrassegno di avvertenza, analogo a quello adottato per i film non adatti ai minori.

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